Il Tirreno

Livorno

Ingegnere in fuga «Vado a Cambridge e (forse) torno»

di Lara Loreti
Ingegnere in fuga «Vado a Cambridge e (forse) torno»

Gian Marco Iodice, neolaureato all’università di Pisa è appena partito per l’Inghilterra, dove lavorerà alla Arm

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LIVORNO. «Ditemi tutto, ma non chiamatemi cervello in fuga... Non sto scappando anzi, sono orgoglioso di aver compiuto i miei studi in un ateneo d’eccellenza come quello di Pisa. La mia preparazione italiana è stata molto apprezzata anche in Inghilterra. Poi io amo Livorno: qui ci sono i miei affetti. E c’è il cacciucco che mi mancherà un casino! Non credo proprio che li usi...».

Non manca il senso dell’umorismo a Gian Marco Iodice, 27 anni, livornese residente a Montenero, neo laureato in ingegneria elettronica.

La corona di alloro ha cinto la testa di Gian Marco meno di un mese fa, ma le valigie per l’Inghilterra erano già pronte da tempo. L’azienda leader mondiale nel campo dei microprocessori, la Arm Holding di Cambridge, aveva già messo gli occhi di lui un anno e mezzo fa, quando il 27enne livornese aveva svolto un tirocinio ben pagato, da studente, nella loro sede inglese.

All’epoca Gian Marco, già dottore con la laurea di primo livello, stava studiando per conseguire il titolo magistrale.In tre mesi il cervellone di Montenero si è fatto conoscere nella sua professionalità e nelle sue profonde conoscenze. E così ha conquistato il cuore dei colleghi inglesi, che hanno deciso di assumerlo.

E chi pensa che stiamo parlando di un secchioncello con gli occhiali, tutto calcoli e processori, sempre pronto a spaccare il capello, e magari anche un po’ gobbo alla Leopardi, si sbaglia di grosso.

La sua meticolosità nel lavoro non intacca il suo spirito, alimentato quotidianamente da passioni che spaziano dalla musica allo sport, soprattutto la corsa (se è sul mare è meglio) e la bicicletta. Fidanzato, un passato da dj per caso - in scaletta dal revival dai Settanta ai giorni nostri (stile Cioni che è uno dei suoi idoli della consolle) - Gian Marco la scorsa settimana è partito per Cambridge per portare avanti il lavoro che ha sempre desiderato, con un contratto a tempo indeterminato. Una grossa soddisfazione e soprattutto un sogno che si avvera, a “sole” due ore e un quarto di volo da casa.

Che sensazioni porta con sé il giovane ingegnere?

«Sono contento, non posso negarlo - esordisce Gian Marco, sfoggiando un bel sorriso - Faccio il lavoro che ho sempre sognato sin da quando ero piccolo. La mia passione per i microprocessori, infatti, è nata sui banchi di scuola: da bambino giocavo a programmare... Ho iniziato con le costruzioni - ironizza l’ingegnere - poi da lì mi sono evoluto. E non ho mai avuto dubbi su cosa avrei fatto da grande. Questo per me è stato un bel vantaggio e anche per ciò la mia soddisfazione è grande».

Iodice a casa lascia i familiari e la fidanzata: lei studia ancora e non è escluso che lo raggiunga alla fine del corso universitario. Ma qual è il sogno di Gian Marco, restare in Inghilterra o tornare un giorno in Italia? «È davvero troppo presto per dirlo - risponde il 27enne - In Inghilterra mi sono trovato bene: l’ambiente di lavoro è ottimo, ho trovato molti colleghi giovani e motivati, e con uno di loro ho preso casa vicino all’azienda. Cambridge è una cittadina molto bella e piccola, a misura d’uomo. Ma non dimentico le mie origini e non escludo di tornare a Livorno un giorno. Al di là di tutte le polemiche, in Italia si sta bene. E poi è il mio Paese».

Gian Marco dice no al disfattismo tricolore: «Non sopporto chi si piange addosso, dicendo che qui non si trova lavoro, che siamo condannati alla disoccupazione e a restare sempre indietro». Iodice si è dato da fare, non ha aspettato che il lavoro bussasse alla sua porta... «È proprio così: anche in Italia ho trovato ottime occasioni, per esempio ho lavorato con una ditta di Milano, la Kalpa, presso la quale ho frequentato uno stage pagato e con cui sono rimasto in contatto. Anche con la Arm è andata più o meno così: sono io che mi sono fatto avanti e che ho inviato il mio curriculum e una mia “creazione”: ho programmato un lettore Mp3 touch screen che ho caricato su internet (su you tube e su un blog) che loro hanno molto apprezzato».

E con la lingua, come se l’è cavata l’ingegnere labronico? «Non pensate che sia partito che ero già una “scheggia” con l’inglese perché non è così - scherza ma non troppo Gian Marco - Io l’inglese lo avevo fatto solo a scuola, quindi all’inizio è stata dura. Ma tre mesi di full immersion durante lo stage sono stati utilissimi per il mio inglese e hanno fatto la differenza. Purtroppo, ma in questo caso per fortuna, non c’erano molti italiani intorno a me».

Qual è il consiglio migliore da dare a un giovane si è appena laureato ma che non ha ancora trovato occupazione?

«La cosa fondamentale secondo me - dice Iodice - è non arrendersi e non rinunciare alle proprie passioni ancor prima che ai propri sogni, anche se spesso le due cose coincidono... Il mio punto di forza è sempre stato quello di fare una cosa che io amo. Lo farei anche nel tempo libero perché mi dà un sacco di soddisfazione. Chi fa ciò che ama non potrà mai fallire».

Un insegnamento di vita valido per tutti: a farne tesoro, per primo, sarà proprio Gian Marco.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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