Gioco
La Don Nesi sfrattata: alt alla guerra legale ok la soluzione bonaria
Ma i volontari precisano di aver cercato inutilmente un contatto con il vescovo «per 15 volte in sette anni»
LIVORNO. «Abbiamo utilizzato i locali della sede attuale dal 2003 attraverso un rapporto di comodato d'uso gratuito, e monsignor Ablondi e monsignor Coletti non hanno mai richiesto compensi, in quanto riconoscevano l'importanza del nostro lavoro, svolto in continuità con l'esperienza di don Nesi. La situazione è cambiata con l'arrivo di monsignor Giusti e siamo stati chiamati a pagare un affitto fortemente oneroso, incompatibile con le risorse dell'associazione». Parte da qui l'associazione don Nesi Corea per tornare a spiegare le proprie ragioni sullo sfratto da parte della curia.
La diocesi dice che l'associazione non ha cercato il dialogo? I volontari rispondono che «a tutte le numerose richieste di incontro (oltre 15 nei sette anni di vescovato di Giusti) inoltrate per trovare una soluzione condivisa il vescovo non ha risposto o ha fatto rispondere ponendo la condizione pregiudiziale di un incardinamento ecclesiale dell'associazione e di conseguente obbedienza gerarchica al vescovo stesso».
Dopo aver ribadito che «le nostre risorse sono limitate», l'associazione giudica «lodevole» l'idea del vescovo di creare la “casa dei disabili”: però – rileva – «nel villaggio già ci sono numerosi spazi liberi da poter utilizzare per tale finalità» ed è difficile capire come «si possa istituire un servizio cosi importante annullando le già scarse risorse dell'associazione servite finora per fare un lavoro altrettanto utile per quartiere e città».
A giudizio della “Don Nesi Corea”, è sbagliato metter in alternativa servizi essenziali: è la «vera anticamera della logica dello "scarto sociale'', cosa avversata dall'attuale pontefice al quale abbiamo segnalato il caso Livorno».
L'associazione segnala che è avvenuta «il 30 giugno scorso» la definitiva assegnazione della nuova sede da parte del Comune (che «ha azzerato il canone di affitto dei locali»): perciò «solo ora possiamo liberare i locali richiesti dalla diocesi». Da tale data – si avverte – «volontari, operatori, amici e sostenitori» si stanno adoperando per liberare i locali entro 90 giorni come promesso alla diocesi, «e comunque prima dell'udienza giudiziaria del 25 settembre».
La diocesi – si afferma – tornerà in possesso della sua proprietà: «Ci auguriamo che dia seguito alle sue intenzioni di "liquidare la questione in modo bonario, chiudendola in termini amichevoli", come dichiarato dal vescovo nel suo ultimo intervento. La via legale e giudiziaria di sfratto è stata esclusivamente una scelta della diocesi. La nostra associazione e la cittadinanza tutta apprezzerebbero il gesto».
Dalla “don Nesi/Corea” arriva un grazie a quanti hanno dato la loro adesione e si ricorda che la sottoscrizione è ancora in corso (codice iban: IT30K0760113900000043090174 info tel. 0586 424637, associazione@associazionenesi.org).
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