Attenzione
La Camera di Commercio esce da Spil
Nel giorno in cui il sindaco fa sapere di puntare sulla società, il presidente Costalli annuncia: «Vendiamo, non è strategica»
LIVORNO. Proprio mentre il sindaco Nogarin dichiarava di voler puntare su Spil come «una piccola Eni (ma probabilmente voleva dire Iri, ndr), un incubatore che possa permettere la realizzazione dei sogni dei livornesi», ieri mattina Sergio Costalli, numero uno della Camera di Commercio, annunciava ufficialmente che l’ente camerale ha deciso di mettere in vendita l’intera quota che detiene nella Società Porto Industriale - cioè il 6.45% - in quanto ritenuta «una partecipazione non strategica».
«La decisione - spiega Costalli - nasce da un apparato normativo che sommato al taglio dei diritti camerali ci ha costretto ad inviduare le partecipazioni strategiche e quelle che invece non lo sono e ad uscire da queste ultime».
Incuriosisce l’opposta visione che oggi amministrazione comunale e Camera di Commercio hanno a proposito del futuro e delle potenzialità di Spil. Che forse è ben sintetizzabile in due considerazioni che ad un certo punto Costalli non trattiene. La prima: «Se non avessimo deciso di uscire da Spil avremmo chiesto un confronto per riportare la società al suo ruolo originale, abbandonando la veste immobiliare che ha assunto oggi». La seconda: «Non crediamo che ci sarà la corsa per acquistare la nostra quota».
Chi comprerà le azioni? Martedì 2 settembre la Camera di Commercio ha annunciato agli altri soci di aver messo sul mercato 355mila azioni, che oggi valgono 184.600 euro, ad un prezzo di un milione e 316mila euro, «determinato - spiega il segretario generale Pierluigi Giuntoli - sulla base del patrimonio netto equivalente alla nostra quota».
Per sessanta giorni Comune di Livorno (socio al 61.4%), di Collesalvetti (0.18%), Provincia (1.5%) e i due istituti bancari Mps (15.5%) e Banco Popolare (14.9%) potranno far valere il proprio diritto di prelazione. Se nessuno lo eserciterà (probabile), si passerà ad una procedura di evidenza pubblica che verrà aperta ad altri soggetti non soci.
A quel punto, se entro il 31 dicembre 2014, nessuno si sarà ancora fatto avanti per quelle 355mila azioni, sarà la Spil a dover liquidare la Camera di Commercio tramite le riserve o un abbattimento di capitale.
I perché della fuga. «Vorrei evitare che attorno a questa nostra decisione si imbastissero problemi che non ci riguardano, di natura politica o di valutazione delle singole società da cui usciremo», aggiunge poi Costalli, ben sapendo però che la fuga da Spil non può avere lo stesso valore politico dell’uscita dalla Borsa Merci Telematica Italiana, da Banca Cras, da Firenze Fiere o dai Parchi della Val di Cornia, sia per il peso specifico delle partecipazioni dell’ente livornese, sia soprattutto per ciò che rappresenta (o rappresentava) Spil nella policy economica cittadina.
E se anche Costalli non entra nel merito, è chiaro che la decisione della giunta camerale di lasciare Spil anziché ad esempio Interporto («ma anche qui una riflessione è dovuta e siamo in attesa di un incontro con i vertici societari», aggiunge Costalli) non possa, almeno in parte, non essere legata alla perdita di valore (e di prospettive) della Spa guidata da Riccardo Vitti. In questo senso la vendita di una parte dei preziosissimi terreni della Paduletta è stata il passo più eclatante, producendo il duplice effetto di abbattere il valore societario e indebolire il suo potere di stimolo allo sviluppo. Un quadro davanti a cui la giunta camerale ha ritenuto opportuno scendere dal carro. In una visione evidentemente opposta a quella della giunta Nogarin.
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