Il Tirreno

Livorno

Ticket, via alla rivoluzione In 30mila a rischio stangata

di Giulio Corsi

Entro il primo ottobre vanno verificate le informazioni sul reddito in possesso dell’Asl 6 Tanti i livornesi di cui l’azienda non ha dati: se non saranno forniti pagheranno il massimo

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LIVORNO. «A quale fascia di reddito appartiene?». La domanda che da alcuni anni ci sentiamo rivolgere in farmacia quando andiamo a comprare un farmaco ma anche quando prenotiamo una visita specialistica o un esame (e che ci permette eventualmente di non pagare il ticket o di pagarlo in maniera ridotta firmando una semplice autocertificazione) tra poco diventerà un ricordo. Dal primo ottobre infatti la fascia di reddito sarà calcolata automaticamente da un computer collegato con la banca dati dell’Agenzia delle Entrate e dell’Inps e comparirà sulla ricetta del medico.

Se però il cervellone elettronico non sarà in possesso del dato aggiornato, automaticamente verrà applicata la tariffa massima, con tanto di ticket aggiuntivi. Come se si possedesse un reddito di oltre centomila euro.

Ci si chiederà: «E come si fa a sapere se si è inseriti nella banca dati oppure no? Ed eventualmente se i dati sono corretti?». Bisogna verificare la propria posizione con l’Asl.

Secondo un calcolo della stessa azienda sanitaria sono oltre 30mila i livornesi che si troveranno a pagare il ticket massimo sui farmaci e sulle altre prestazioni sanitarie se non provvederanno ad aggiornare la propria situazione. Un dato che in tutta la provincia raddoppia fino a toccare i 70mila cittadini: ad oggi infatti l’Asl non è a conoscenza della loro situazione economica e quindi non può applicare automaticamente il codice di riferimento per il calcolo del ticket. Col risultato che nessun codice significa tariffa massima, come spiega la Regione sul proprio sito web.

Come controllare. Da viale Alfieri si consiglia di verificare la propria fascia di reddito che oggi risulta dalla banca dati nazionale, sottolineando che la verifica dev’essere eseguita per tutti i cittadini compresi i minori. Se i dati riscontrati sono corretti non sarà necessario fare altro, altrimenti occorrerà modificarli. Comunque sia, dopo il 1º ottobre, quando andrà in pensione la classica ricetta rossa, sarà il medico a caricare automaticamente su un modulo definito "promemoria" la prescrizione del farmaco e il codice di reddito per il calcolo del ticket, prendendolo dalla banca dati. Da lì si potrà visionare la fascia e capire se è giusta o errata.

Conta il reddito 2012, ma occhio all’Isee. I dati sui redditi vengono estratti dall'azienda sanitaria e dai medici nel sistema di Sogei, la banca dati elettronica che il ministero delle Finanze elabora con cifre fornite da Agenzia delle Entrate e Inps. Queste cifre, ad oggi, provengono dalle dichiarazioni dei redditi relative al 2012: chi quell'anno non l'ha compilata, ovviamente, è sconosciuto alla banca dati. Così come sono sconosciuti tutti i fatti avvenuti dopo: ad esempio, la nascita di un figlio. C'è anche il caso (raro) di chi ha un reddito completamente diverso da quello dell'anno scorso, con la conseguenza che si ritroverà una banca dati non aggiornata.

Anche chi ha fatto l’Isee può stare tranquillo, perché il suo valore viene trasmesso direttamente dai Caf alla banca dati centrale. Anche in questo caso però attenzione: l’Isee vale 12 mesi, dopo di che se non si rinnova la certificazione, si scatta in automatico alla fascia massima di reddito.

Chi deve muoversi e chi no. Dicevamo del codice che appare (anche) sulla prescrizione medica: tutto dipende da quello. Da lì si evince l'entità del ticket da pagare. Per quanto riguarda l’acquisto di farmaci, ad esempio, da 0 a 36mila euro di reddito annuale il ticket non c'è; da 36mila a 70mila si pagano 2 euro a confezione fino a un massimo di 4 euro per ricetta; da 70mila a 100mila si versano 3 euro a confezione fino a un massimo di 6 euro per ricetta; oltre 100mila se ne sborsano 4 a confezione fino a un massimo di 8 per ricetta.

Almeno in teoria, come dicevamo, il cittadino può accorgersi del problema da solo, quando il medico gli prescrive un farmaco: se il codice nella ricetta c'è, ed è corretto, non si deve fare niente. Se non c'è, le cose sono due. Se si ha un reddito superiore ai 100mila euro, allora si paga legittimamente la tariffa massima; oppure, se non è così, bisogna muoversi per la verifica e l'eventuale autocertificazione dei dati. Altrimenti, come detto, si rischia di pagare un ticket salato.

Il rebus della tessera. Se sulla ricetta è presente una fascia economica non corretta, è necessario modificarla tramite un'autocertificazione. Come si fa? Ci sono diverse alternative. La prima è l’uso della tessera sanitaria elettronica, che si può usare nei punti “Totem Sì” (attenzione a non confonderli con i normali totem: in tutta la provincia i Totem Sì sono soltanto nelle botteghe della salute di Marina di Campo e Portoferraio), oltre che - col computer di casa - andando sul sito della Regione Toscana. Già qui però sorgono i primi problemi. Perché sono migliaia i livornesi che non hanno ancora attivato la carta, che contiene un chip in cui risiedono tutti i dati clinici della nostra vita: referti radiologici, esami di laboratorio, eventuali esenzioni del ticket. E così, prima di procedere con la verifica vera e propria, bisogna che gli interessati effettuino questa attivazione agli sportelli Asl o in farmacia e ricevano una password con cui si può accedere al proprio profilo sanitario. A quel punto si può proseguire con il controllo. Ma a Livorno - dove non ci sono Totem Sì - la procedura si può eseguire soltanto da casa. Anche qui non poteva mancare un ulteriore ostacolo: la tessera infatti funziona soltanto se si è in possesso di un lettore per smart card. E dato che la maggiorparte dei cittadini non ce l’hanno, le alternative più semplici finiscono per essere quelle classiche: una mail, un fax o una bella lettera con francobolli (come spieghiamo nella scheda) ma solo sul modulo apposito.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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