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Garanzia Giovani, intervista a Giulia Rosolen: «Apprendistato poco utilizzato»
L’associazione Adapt, fondata da Marco Biagi: troppe incongruenze, progetto sconosciuto
Giulia Rosolen coordina per Adapt - l’associazione fondata nel 2000 da Marco Biagi - l’Osservatorio su “Garanzia giovani”: un folto gruppo di studiosi che si occupano di monitorare l’andamento nel progetto in Italia e in Europa. Ha recentemente scritto sulla rivista online “Formiche” che «il tempo delle promesse è scaduto» e che la “Garanzia” non può deludere i 170mila che ancora sperano di trovare lavoro.
Quali sono i risultati delle vostre ricerche sugli annunci di lavoro presenti sul sito di “Garanzia giovani”?
«Abbiamo rilevato numerose incongruenze. Sulla questione abbiamo pubblicato uno studio già nel mese di luglio e ne pubblicheremo un altro la prossima settimana. C’è una fortissima prevalenza del contratto a tempo determinato. L'apprendistato, che pure è tra le misure che il progetto voleva promuovere, è utilizzato pochissimo. La maggior parte delle offerte di luglio era collegata a una stagionalità. È da evidenziare che si tratta di opportunità che non hanno niente a che fare con la Garanzia giovani e il tipo di occupazione che intende proporre. Il 90% degli annunci sono delle agenzie per il lavoro».
Com’è applicato il progetto all’estero?
«In Spagna la situazione è abbastanza drammatica, sono fortemente in ritardo. La Francia ha scelto una strada più intelligente, ha previsto di partire sperimentando il programma in un'area territoriale limitata, per poi allargarlo una volta capite le criticità. La Germania e l'Austria hanno concentrato le loro soluzioni sull'apprendistato. La Finlandia e la Svezia sono i modelli che hanno ispirato il progetto, lì c’è una presenza forte dei servizi pubblici per l'impiego».
Quali sono le proposte di Adapt per migliorare il progetto?
«C'è una tendenziale incapacità dei servizi pubblici di intercettare l’offerta di lavoro: i Centri per l’impiego influiscono per il 4%. Questo perché c’è una scarsa presenza di operatori rispetto al numero di disoccupati. Ci vuole una rete capace di mettere insieme operatori pubblici e privati. Bisognerebbe investire di più sull'apprendistato. È necessaria, inoltre, un’informazione migliore: è uscito un report la settimana scorsa che evidenzia come pochissimi ragazzi conoscono il progetto. Ma soprattutto, bisogna sbloccare i bonus occupazionali».
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