Gioco
Eco-piattaforma sulle banchine per fanghi e terre di scavo
Leonardo Cianchi, numero uno della maxi-coop fiorentina (e probabile guida dell’alleanza con i portuali) racconta il primo progetto dopo le “nozze” con i livornesi: occhi su parte del terminal Da Vinci della Cilp
LIVORNO. «Contiamo di utilizzare il terminal Leonardo Da Vinci che la Compagnia ha sul Canale industriale: può essere uno spazio in grado di movimentare fino a 200mila tonnellate annue di terre di scavo, quelle “prodotte” dalle grandi opere. Praticamente tutte alle prese con il problema di come e dove smaltire i terreni escavati dalle ruspe. Sempre più pressante se non vogliono rischiare di essere bloccate. Eccoci qui, noi offriamo la soluzione a questo problema». Parole e musica di Leonardo Cianchi, 38 anni, numero uno di Cft, il colosso cooperativo fiorentino che si è “sposato” con la Compagnia dei portuali livornesi con un contratto “matrimoniale” che neanche la Sacra Rota, visto che promette amore eterno da qui al 2050. L'ha fatto incassando nei giorni scorsi il via libera dell'assemblea dei lavoratori labronici con un voto all'unanimità che vale già di per sé come un segnale.
Nelle carte della documentazione l'hanno chiamata “piattaforma ecologica”: è il progetto che Cft e Compagnia mettono sulla rampa di lancio con un piano di sviluppo che «parte da 50mila tonnellate il primo anno, e noi speriamo che possa essere il 2015, con un fatturato di due milioni e mezzo di euro».
Parte: e poi?
«I nostri piani dicono che nell'arco di cinque anni arriveremo a quattro volte tanto sia come quantititativo smistato sia come giro d'affari».
E' l'annuncio di una idea o qualcosa di più?
«Non direi che è solo una idea astratta. Abbiamo avuto contatti con le istituzioni locali, stiamo preparando l'avvio dell'iter per avere le autorizzazioni. C'è un piano, ci sono i numeri. Non mi sembra proprio l'annuncio per l'annuncio».
Sembra l'eco dei tempi della Karin B, la "nave dei veleni" a ciglio banchina...
«Tengo a precisare che non parliamo affatto di veleni bensì di rifiuti non pericolosi: terre di scavo e fanghi che non sono né tossici né pericolosi».
Ma perché metterle in un terminal portuale? Non è un controsenso offrire uno stoccaggio in una zona come le banchine portuali che, chiunque l'ha sentito ripetere cento volte in questi ultimi anni, avrebbe bisogno semmai di una movimentazione più veloce in imbarco e sbarco?
«Intanto, l'eco-piattaforma non sarebbe un luogo di stoccaggio di lunga durata bensì un luogo di transito…».
Ma se il luogo transito è una banchina significa che si tratta di terre di scavo e fanghi da imbarcare su navi...
«Sì, verranno trasportate via mare…».
Però in passato i porti italiani, inclusi Livorno, sono stati interessati da traffici di rifiuti: veleni da far sparire chissà dove in Africa …
«Ripeto che non stiamo assolutamente parlando di veleni bensì di terre e fanghi né tossici né pericolosi. E aggiunge: lo smaltimento avviene in Paesi dell'Unione europea. Soprattutto Spagna e Portogallo. Niente Terzo Mondo, insomma».
Con che tempi?
«Da un lato, c'è da fare presto: chi lavora nella costruzione di grandi infrastrutture ha l'esigenza fortissima di trovare un canale per smaltire a costi accettabili le terre di scavo ed evitare il blocco dei cantieri».
E dall'altro?
«C'è una legislazione in movimento: entro un anno il governo detterà le nuove regole. Non solo: c'è un passaggio di poteri fra la Provincia e non sappiamo ancora chi. Comunque, vogliamo farci trovare pronti a dare risposte creando soluzioni e lavoro».
Questo è il primo progetto di questa nuova alleanza fra coop toscane. Ne avete in cantiere altri?
«Stiamo lavorando su tante idee: ne riparleremo quando saranno più definite».
Ma questa crisi senza fine ammazza le aspettative di crescita: dov'è che immaginate di andare a pescare le energie per farcela?
«In realtà, la crisi ci offre anche un vantaggio. I guai dell'Italia la tengono fuori dai riflettori dei grandi competitori internazionali: certo, qualcuno arriva fin qui a contendere i nostri mercati. Ma la concorrenza non è così forte come altrove. Non resterà però così in eterno: dobbiamo accelerare per crescere se non vogliamo dopodomani essere rimasti troppo gracili quando i giganti internazionali si risveglieranno e caleranno in forze anche qui da noi».
Ok, acceleriamo. Cosa contate di fare nei primi cento giorni di questo matrimonio fra coop?
«Cerchiamo una “mission”, una bussola strategica per arginare le perdite attuali. Lavoreremo per ristrutturare l'impresa su tutti i fronti».
Come?
«È un lavoro complesso, che include la vendita di alcune proprietà da tempo in via di dismissione...».
Cioè l'autoparco del Faldo?
«Sì. E' in ballo una trattativa. Certo, il periodo non è dei migliori per vendere qualcosa ma non possiamo mica star qui con le mani in mano ad aspettare che tutto torni da sé ad andare a gonfie vele».
Nell'annuncio delle “nozze” con la Compagnia avete insistito sulla parola “paritetico” ripetendola cento volte...
«Il gruppo è governato da un vertice in cui sono presenti due rappresentanti della Compagnia e due di Cft».
Ma, anche per dimensioni e salute di bilancio, voi siete un po' il fratello maggiore...
«E infatti c'è un numero uguale di persone ma c'è anche un presidente».
Proveniente da Cft. Sarà lei?
«È ancora da definire. Diciamo che c'è ancora un po' di ferie da fare, poi vedremo».
Come mai con un'altra coop come l'Arca di Cascina avete invece proceduto per incorporazione?
«Arca operava soprattutto con gare d'appalto nel settore pubblico. È un campo in cui conta la dimensione: o sei abbastanza grosso o non puoi far altro che aggregarti a una associazione temporanea di imprese. Bella impresa ma con un chiaro problema di dimensione: glielo abbiamo risolto noi».
E, siccome non siete la Fatebenefratelli, come mai con la Compagnia avete suonato una musica diversa?
«Perché qui siamo nel campo privato: non c'è necessità di corrispondere a standard dimensionali, può bastare l'alleanza con un gruppo paritetico che si è dato l'obiettivo di risanare la Compagnia sì ma anche di costruire una offerta logistica più ampia. Come? Noi Cft siamo specializzati nella logistica della grande distribuzione. È il nostro mestiere e ora vogliamo aggiungere l'altro segmento nella catena, quello che si occupa della materia prima: il senso dell'alleanza con i portuali sta qui».
Come dire: un tratto più lungo (e più largo) della catena logistica. È sviluppo ma chiamando la Compagnia a ristrutturarsi radicalmente. Eppure il 29 agosto in assemblea avevte incassato un ok unanime.
«Quell’assemblea è stata uno spartiacque. Quel segnale del voto all’unanimità non lo sottovaluto affatto. È arrivato dopo un confronto serio, fatto con responsabilità. L’impresa deve fare impresa, questo è chiaro: ma l’umore del corpo sociale merita rispetto. Bisogna portare rispetto a queste persone, a questi lavoratori che hanno mostrato voglia di cambiare».
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