Gioco
Pauroso volo scooterista travolto da auto
LIVORNO. Pauroso scontro auto scooter ieri in via della Cinta Esterna all’angolo con via delle Cateratte. La peggio l’ha avuta lo scooterista, 61 anni, livornese, che ha fatto un brutto volo...
“Ma quale choc, il fatto che sulle nostre colline ci siano i lupi è ormai un fatto conclamato e del tutto positivo”: dopo l'allarme lanciato ieri dai cacciatori sulle colonne del nostro giornale arriva prontissima la risposta di chi i lupi li studia da anni e non ne vede la presenza come un problema, sopratutto per l'uomo. Dario Canaccini fa la guida ambientale e l'escursionista per la cooperativa Biodiversi, nonché il collaboratore del Wwf: “I lupi vivono in branco e sono animali territoriali- ci spiega- il che significa che è impossibile per individui di branchi diversi stabilirsi nello stesso ambiente”. Detto in parole povere, il numero dei lupi non può aumentare. Con l'unica eccezione, l'estate, della nascita dei cuccioli che però abbandonano la famiglia originaria appena diventano adulti, costituendo un nucleo familiare a sé con il quale occupare un territorio libero. Può succedere quindi che i lupi appaiano dove non era consuetudine vederli. Proprio come è successo a Livorno, dove per anni sono vissuti solo nelle favole, tanto da aver rischiato l'estinzione. “Ma il fatto che siano ricomparsi è un bene- continua Dario- perché testimonia lo stato di salute dei nostri boschi, oltre naturalmente a tenere sotto controllo il numero dei cinghiali”. Uno dei problemi sollevati dai cacciatori è stata proprio la sua diminuzione: “Ce n'erano di più perché, prima che una legge lo vietasse, gli davamo da mangiare” è la risposta lapidaria di Ibra Monti, studioso di scienze faunistiche e collaboratore del Museo di storia naturale: “Anzi, diminuendo i cinghiali diminuiscono anche i lupi nel rispetto degli equilibri biologici”. Insomma, la quantità di lupi è proporzionale alla quantità delle prede. Ma quanti ce ne sono davvero sulle colline livornesi? Ibra e Dario sono concordi: “Tre”. Nessuno dei quali inserito dall'uomo: “Il lupo non è stato rimesso in natura, anche perché non ne ha bisogno” dicono. I cacciatori dormano dunque sonni tranquilli, non sono stati introdotti nuovi esemplari nei nostri boschi e, sopratutto, non ne sono stati introdotti con il collare, che viene usato al solo scopo di monitorarne gli spostamenti. “Dire che stiamo assistendo ad un'invasione e che presto potrebbero avvicinarsi all'abitato urbano è fare terrorismo psicologico- accusa Ibra Monti- speriamo che tutta questa attenzione ci faccia aprire gli occhi sul fatto che manca un monitoraggio serio della nostra fauna boschiva e che questo rende più vulnerabili anche i cinghiali, esponendoli alla caccia non regolamentata”. Più pericolosi, a detta dei due, sono i cani randagi che, al contrario dei lupi, non hanno paura dell'uomo e non esitano ad avvicinarvisi.
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