Gioco
Nuovo presidente della Provincia Tra Pd e M5S i giochi sono aperti
Dopo la vittoria dei grillini a Livorno, i democratici non hanno la maggioranza assoluta lungo la costa Partita la chiamata al voto per 290 “grandi elettori” tra sindaci e consiglieri: seggi aperti il 12 ottobre
LIVORNO. Mentre ancora non sono del tutto chiari né il futuro dell’ente né quello dei 370 dipendenti, entra nel vivo la trasformazione politico-amministrativa della Provincia. Ieri è partita la chiamata al voto per i circa 290 tra consiglieri comunali e sindaci che il 12 ottobre decideranno i nuovi organi politici (consiglio e presidente) di Palazzo Granducale. E dopo le elezioni che l’8 giugno hanno consegnato il comune capoluogo al Movimento 5 Stelle, la Provincia di Livorno diventa di fatto l’unica contendibile tra le 8 toscane che andranno al voto.
Dalla tornata elettorale sono infatti escluse Lucca, che andrà al rinnovo più tardi, e Firenze, che il 28 settembre voterà, ma come città metropolitana. «Di tutte le altre Province – riconosce il presidente in carica, Giorgio Kutufà – l’unica contendibile è Livorno dove il Pd, pur avendo la maggioranza, con il voto ponderato non ha la maggioranza assoluta». Perché?
I “grandi elettori”. A decidere il prossimo consiglio – ridotto da 30 a 12 consiglieri per effetto della riforma – non saranno i cittadini, ma i consiglieri e i sindaci dei 20 comuni del territorio, da Colle all’Elba. Questi “grandi elettori” voteranno domenica 12 ottobre dalle 8 alle 20 a Livorno e a Portoferraio. Riceveranno due schede: per l’elezione del presidente, che dovrà essere un sindaco o un consigliere provinciale uscente, e per l’elezione dei 12 consiglieri, scelti tra sindaci, consiglieri comunali in carica e consiglieri provinciali uscenti (che però non potranno votare).
Le liste. Per candidarsi, i papabili presidenti dovranno raccogliere 44 firme, sempre tra i “grandi elettori”. Non è previsto il collegamento con le liste dei candidati consiglieri di partiti e liste civiche (da 6 a 12 nomi): in questo caso servono 15 firme. Le liste dovranno essere consegnate entro il 22 settembre. In campo ci sono Pd, galassia del centrodestra e M5S, più un nutrito gruppo di liste civiche e partiti più piccoli, che però di fatto, guardando ai numeri, non riusciranno ad esprimere un “loro” presidente.
Scacchiere politico e alleanze. Le diplomazie dei partiti sono già al lavoro. Intanto i 5 stelle, che nella provincia hanno 36 consiglieri, dovranno pescare firme anche fuori dal Movimento per presentare il candidato presidente. Ma in questi giorni è soprattutto il Pd a muoversi per evitare che dopo avere conquistato il municipio, con un nuovo “tutti contro il Pd”, Filippo Nogarin diventi anche presidente della Provincia. Impresa non impossibile.
Il voto ponderato. Perché se è vero che il Pd governa gran parte del territorio provinciale (il centrodestra è ben rappresentato all’Elba), è vero anche che il voto sarà ponderato in base al peso demografico dei diversi comuni, con il limite del 45% per il comune più grande. Detto in altri termini: il voto dei 32 consiglieri di Livorno, con i 20 eletti a 5 stelle, conterà più di tutti gli altri. Qualche esempio: il voto di ogni consigliere livornese arriverà a valere l’1,36% contro lo 0,049 di Sassetta, il comune più piccolo, o lo 0,4 di Piombino. Se tutti gli ammessi raggiungessero le urne, da solo il Pd potrebbe avere oltre il 40%, ma il M5S raggiungerebbe il 35% e la galassia del centrodestra, con Forza Italia, ruoterebbe intorno al 12%. Significa che ci sarebbe una percentuale di tutto rispetto, oltre il 10%, formata dai consiglieri delle liste civiche, che non è ancora chiaro come si muoverà: ma ci sono anche forze come Buongiorno Livorno che alle ultime elezioni si sono presentate in opposizione ai democratici. E poi il centrodestra che scelte farà?
Dopo Kutufà. Certo è che alla fine sarà un’elezione secca: diventerà presidente dopo l’era Kutufà chi prenderà di più (col voto ponderato), senza secondo turno. Mentre per i 12 consiglieri varrà il sistema proporzionale, metodo D'Hondt. In ogni lista andrà avanti chi otterrà più preferenze, a parità di voti conteranno prima il genere meno rappresentato, poi i più giovani.
Se Nogarin ci prova. Per il Pd, che dovrà restare compatto e puntare su un candidato che metta d’accordo il territorio, sarà la prima prova politica dopo le amministrative: non è un caso che per supervisionare il percorso, il Pd regionale abbia fatto il nome di Stefano Bruzzesi, responsabile toscano degli enti locali. Dal canto suo Nogarin, anche all’ultima riunione regionale dei Meet up, non ha fatto mistero di volersi impegnare in quella che sarebbe una scalata clamorosa, ma dovrebbe superare le tensioni che si sono registrate con alcuni grillini elbani per le nomine in municipio e stringere alcune alleanze.
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