Gioco
Fanfani, Vasile e l’armatore Freschi dietro le quinte del piano industriale
LIVORNO. Quali volti, quali credibilità industriali e soprattutto quali forze ci sono dietro l’associazione temporanea di imprese che nei giorni scorsi ha presentato il proprio piano industriale per...
LIVORNO. Quali volti, quali credibilità industriali e soprattutto quali forze ci sono dietro l’associazione temporanea di imprese che nei giorni scorsi ha presentato il proprio piano industriale per avere in assegnazione diretta il bacino in muratura e riportarvi l’industria delle riparazioni navali, promettendo 4 milioni di investimenti e 140 nuovi posti di lavoro in tre anni?
Finora l’occhio è caduto soltanto sulla Jobson Italia srl di La Spezia, azienda specializzata nella fornitura di parti di ricambio per motori diesel navali, un milione di capitale sociale, business e basi operative in varie parti del mondo.
In realtà la Jobson Italia è coinvolta nel progetto indirettamente, attraverso la sua partecipazione nella Jobson Group di Livorno, di cui possiede il 33% direttamente, mentre un altro 33% dell’affiliata livornese è detenuto dalla A. Santamaria Srl di Genova (100mila euro di capitale versato), a sua volta partecipata da Jobson Italia che ne vanta il 30%. L’altro terzo di Jobson Livorno è invece in mano a Massimo Netti attraverso la sua Tecnomeccanica con sede a Guasticce.
Accanto a Jobson, figurano diversi nomi noti dell’imprenditoria marittima di casa nostra. Il più conosciuto è sicuramente quello della Fanfani Srl, marchio storico nel settore dei trasporti navali, attivo in tutti i settori portuali, dai servizi di agenzia marittima di navi da carico ai magazzinaggi, fino ai trasporti terrestri su gomma e ferrovia.
Nella lista compaiono anche nomi di cantieri dal passato importante come Umberto Artz e Carlo Perelli, oltreché quello di Carmelo Vasile, uno dei principali costruttori della città, titolare di Aretusa Costruzioni.
Ma se a Livorno c’è la mente dell’Ati, a Piombino c’è il cuore. Perché dalla città dell’acciaio sono arrivate adesioni pesantissime che danno credibilità e forza a questa sfida. La principale è quella di Alessandro Freschi, figlio dell’armatore Fabrizio Freschi, titolare dell’Elbana Navigazione e membro del comitato portuale di Piombino, entrato nell’associazione di imprese con la sua agenzia Freschi Alessandro srl.
Accanto a lui spicca il nome di Massimiliano Spagnesi, proprietario del Piombino Calcio e consigliere comunale Pd, ma soprattutto proprietario della Bertocci Montaggi, la più importante società di carpenteria della zona, partner strategico di Titan Micoperi nell’operazione Concordia.
C’è poi Diego Monelli con la sua Due Emme Spa, 87 dipendenti, clienti in tutto il mondo, nel settore di impianti elettrici e idroelettrici, ma anche di estrazione di olio, gas e petrolio.
(g.co.)
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