Il Tirreno

Livorno

È morto Roberto Bettarini il re delle gru kolossal

di Mauro Zucchelli
È morto Roberto Bettarini il re delle gru kolossal

Si è spento a 72 anni alla vigilia del doppio compleanno suo e di uno dei figli Aveva guidato l’ascesa del gruppo creato negli anni ’50 dal capostipite Amelio

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LIVORNO. L'ultimo abbraccio glielo daranno oggi: per Roberto Bettarini il funerale arriverà nel giorno in cui avrebbe dovuto spegnere 72 candeline sulla torta di compleanno. Lo stesso 3 settembre in cui, per un incredibile intrecciarsi di date e di destini, è nato il figlio Fabrizio.

Era l'esponente della seconda generazione della dinastia familiare che ha dato vita alla “A. Bettarini & Figli srl”, una azienda nata dal nulla negli anni '50 che, un passo dopo l'altro, un mezzo speciale dopo l'altro, dal quartier generale di via Pera è riuscita a ritagliarsi fama e mercato in un settore delicato come quello dei grandi sollevamenti. Tant'è vero che sono andati a bussare da Bettarini quando la Protezione civile ha avuto bisogno per aiutare i soccorritori a alzare solai e tetti buttati giù dal terremoto in Emilia oppure a intervenire sui binari della strage di Viareggio. Non è un segreto che con il marchio Bettarini il nome di Livorno è andato a giro non solo per l’Italia ma per mezza Europa.

SEMPRE IN TRINCEA

«Siamo una azienda che è una famiglia, e dunque è fatta di persone in carne e ossa», racconta Fabrizio Bettarini: «Non facciamo orari da ufficio, il telefonino è sempre acceso: da mio padre abbiamo tutti imparato questo esser disponibili sempre, senza badare se sia giorno o notte, se sia domenica, Pasqua o Natale. È il nostro modo di intendere la nostra azienda, è la nostra maniera di essere imprenditori. Più con la tuta che con la cravatta: e l'esempio ce l'ha dato mio padre». Ma anche con l’ambizione di puntare «sempre più in alto», come dice il mestiere di questa dynasty che schiera gru in grado di allungare verso il cielo bracci sempre più potenti. E come ripete osì come il titolo dell’e-book fotografico per i 60 anni dell’azienda): con una sfilza di immagini che parlano da sole più di mille parole. Fra la gru portata in Madagascar nel 2008 e l’impegno nella costruzione del viadotto dell’autostrada A12, lo smontaggio di una gru a cavalletto in porto nel ’79 e l’alaggio di una chiatta da 150 tonnellate, la manutenzione in cima alla torre di Pisa o le gru-simbolo al concerto dei Pink Floyd nell’89...

IN SQUADRA DA SUBITO

Era stato il capostipite Amelio, insieme allo zio Roberto Poli, a far decollare l'azienda: e Roberto era entrato in “squadra” praticamente fin da subito.

Tutto era nato da una intuizione: con un porto e una città distrutti dalla guerra niente sarebbe stato più indispensabile del trasporto delle merci utili per la ricostruzione. Ecco che il padre di Roberto, Amelio, scomparso nel 2006 ormai novantatreenne, acquista un camion Lancia Esatau 864 musone con rimorchio a due assi. Ma presto si rende conto che il momento di scaricare il materiale è una strozzatura che fa perdere troppo tempo, e qui si innesta l'intuizione numero due, come spiega l'altro figlio Massimo.

ENTRANO IN CAMPO LE GRU

È l'uovo di Colombo e serve a velocizzare le operazioni di carico e scarico: una gru Belotti con braccio fisso da otto tonnellate che fa il suo ingresso nell'azienda livornese nel '59. A quel tempo era una sorta di nuova frontiera tecnologica in questo campo, ed è proprio Roberto a curarla.

Sono anni in cui l'economia tira. C'è bisogno di un altro camion (un Fiat) per coprire la domanda di trasporto verso il “cuore” dell'Italia industriale fra Milano e, soprattutto, Torino. E arriva anche una seconda gru, anch'essa a marchio Belotti, ma di portata doppia.

I Bettarini sono una famiglia che non ama granché star dietro una scrivania: preferiscono l'operatività quotidiana – calli alle mani inclusi – sotto il segno della sfida alla forza di gravità di fronte a carichi sempre più enormi e sempre più difficili da manovrare.

Il patriarca Amelio resterà in trincea fino a 85 anni ma a guidare il nuovo salto del Bettarini Group è il figlio Roberto, con la crescente specializzazione nei grandi mezzi di sollevamento – fra gru semoventi, autocarrate, tralicciate e autogru tutto terreno con braccio telescopico – fino a mettere insiemne un esercito di180 mezzi, compresi i giganti che arrivano a portate kolossal addirittura da 800 tonnellate.

La passione? La bici. Del resto, il padre Amelio aveva da giovane gareggiato anche al giro d’Italia e la sua bici era rimasta in ufficio come cimelio. Tanti anni fa avevano avuto anche una squadra di ciclismo. L’imprinting era rimasto perfino adesso con il trofeo Amelio Bettarini che richiama i giovani talenti del pedale su un circuito che, inutile dirlo, tocca anche la sede dell’azienda di famiglia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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