Gioco
Il bacino diventerà una banchina, dal Prp alt alle grandi riparazioni
Il portellone verrà tolto e la vasca in muratura resterà allagata e utilizzata per lavori ai megayacht. Ma il Comune potrebbe chiedere di cambiare il piano bloccando la riorganizzazione di tutto il porto
LIVORNO. "Verrà tolta la porta che chiude il bacino il quale quindi rimarrà in collegamento diretto con il mare, e le banchine che lo delimitano verranno utilizzate come banchine di allestimento per eseguire interventi su imbarcazioni da diporto di grandi dimensioni in galleggiamento". Pagina 77 del piano regolatore portuale. All'ultimo capoverso del paragrafo 7.7 intitolato Il rapporto tra porto e città c'è una frase di tre righe scarse che potrebbe rappresentare il cavallo di Troia della riforma, o meglio della rivoluzione del porto, iniziata a maturare all'inizio degli anni Duemila con l'idea marcucciana dell'espansione a mare e della darsena Europa, entrata in gestazione durante la presidenza Gallanti e destinata ad essere partorita entro la fine di quest'anno.
Quella frase - a cui nessuno in città ha mai accennato negli ultimi due anni - e più in generale l'intero paragrafo ora rischiano di far saltare tutto il banco e riportare le lancette del nostro scalo indietro di tre anni e mezzo. Rinviando così quella riorganizzazione del porto attesa dal 1953 e tutte le partite che vi sono legate, a cominciare, solo per fare un esempio, dalla questione degli accosti delle love boat e della loro concentrazione all'Alto Fondale, elemento tra l'altro determinante dell'altra caldissima partita della privatizzazione di Porto 2000.
Perché, se come è prevedibile leggendo la mozione del gruppo consiliare Cinque Stelle (che chiede "il recupero del bacino grande") ma anche semplicemente limitandosi alla campagna elettorale di Filippo Nogarin (“le riparazioni delle grandi navi sono compatibili con le nostre aree portuali, accogliamo a braccia aperte chi investe”), la nuova amministrazione chiederà all'Authority di cambiare il testo del piano regolatore portuale e modificare quel famigerato capoverso o l'intero paragrafo 7.7, allora il percorso di scrittura, osservazioni, adozioni e approvazioni durato tre anni e mezzo, rimbalzato più volte tra Livorno, Firenze e Roma e giunto a pochi metri dal via libera, potrebbe fermarsi sul più bello come Dorando Pietri davanti al traguardo della maratona di Londra. E dover ripartire da capo.
D’altra parte inserire nel piano regolatore la certezza che il portellone verrà eliminato e che i due lati interni del bacino verranno utilizzati come banchina di allestimento per megayacht, significa abbandonare del tutto l'idea di rilanciare l'infrastruttura e di recuperarla come auspicato dalla maggioranza a Cinque Stelle, ma anche da una parte delle minoranze, Città Diversa e Forza Italia.
E significa anche rispedire al mittente il piano industriale delle trenta imprese del territorio capitanate dalla spezzina Jobson Group, che attorno a ferragosto è stato presentato ad Autorità Portuale, sindaco, Regione e Camera di commercio, garantendo un investimento da quattro milioni di euro per il ripristino a proprie spese del bacino e un rilancio del settore delle riparazioni con ricadute occupazionali di 140 nuove assunzioni in tre anni, in cambio della possibilità di utilizzare la struttura nella sua interezza, cioé sfruttare la potenzialità dei suoi 330 metri, cioé ripararvi navi di grandi dimensioni, da crociera e commerciali.
Da palazzo Rosciano, sede di Port Authority, ripetono che «indietro non si torna». Sottolineando che «le scelte sono state a suo tempo condivise con tutti gli organi competenti».
La partita nelle mani del sindaco Nogarin però è delicatissima: perché se da una parte c’è il futuro delle riparazioni, dall’altra c’è una riforma che il porto attende da decenni.
IL SERVIZIO COMPLETO SUL GIORNALE IN EDICOLA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
