Il Tirreno

Livorno

Brucia l’enoteca, evacuato un palazzo

di Giulio Corsi

All’alba di domenica le fiamme hanno distrutto il circolo “Santo Stefano”, la gente è scesa in strada con i secchi dell’acqua

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LIVORNO. «Mio figlio Maurizio ha chiuso il locale all’una e mezzo. Era tutto a posto. Tre ore dopo ci hanno chiamato nel pieno del sonno: ‘Venite, venite, sta prendendo fuoco tutto’. Siamo arrivati di corsa, c’erano i pompieri in azione, ma le fiamme si erano già mangiate ogni cosa».

Sono le dieci di domenica mattina. In via Santo Stefano, traversa di via Solferino, nel cuore del Pontino, l’odore acre della fuliggine è ancora intenso nell’aria. Al civico numero 4 i genitori di Maurizio Voliani, titolare della cantina “Santo Stefano-Farmacia dei Sani”, insieme ad alcuni amici stanno cercando di ripulire quello che fino a poche ore prima era un circolo e che adesso è un fondo buio pieno di vetri, poltiglia, fumo. «Guardi qua, è tutto distrutto».

La gente del quartiere passa, si ferma, chiede che cosa è successo. «Un cortocircuito, un maledetto cortocircuito», risponde babbo-Voliani. E’ l’ipotesi più probabile, anche se sulle cause esatte del rogo sta comunque indagando la polizia, che nella mattinata di ieri è tornata nuovamente sul posto per una serie di verifiche. Una cosa è certa: è andata bene.

Perché nella notte tra sabato e domenica in via Santo Stefano «sembrava d’essere all’inferno», come racconta un’anziana che abita nel palazzo che ospita l’enoteca. «Ci hanno suonato i campanelli mentre dormivamo. Non erano neanche le cinque. Ci hanno detto di scendere immediatamente, di lasciare i nostri appartamenti. Così abbiamo fatto. Siamo rimasti in piedi, fuori casa fino alle 7 e mezzo, quando i pompieri ci hanno detto che potevamo rientrare».

Ma in strada, l’altra notte, quando l’orologio segnava le 4 e mezzo, oltre alle otto famiglie residenti in via Santo Stefano numero 6, alla fine c’è scesa tutta la strada. Svegliata dalle grida di paura della gente, dai lampeggianti dei vigili del fuoco, dal caos e dell’adrenalina di una notte da film.

«Il primo a intervenire è stato un ragazzo che abita qui di fronte», racconta Stefano Voliani, padre di Maurizio. «Mentre attendeva l’arrivo dei pompieri ha iniziato a lanciare secchi d’acqua dalla strada dentro alla finestra, attraverso le grate».

Ma il fuoco aveva già preso il sopravvento e aveva invaso il piccolo laboratorio dove Maurizio Voliani infiasca il vino, che si affaccia proprio su via Santo Stefano. Le bottiglie sono esplose, i vetri pure, mentre un fumo nero usciva dalle inferriate e saliva ai piani superiori. «Per fortuna al piano di sopra, dove abita una famiglia con un bambino piccolo, avevano le finestre chiuse», racconta una signora che ha passato in strada tutta la notte, per seguire - come racconta lei - passo passo ogni operazione.

I pompieri hanno impiegato quasi tre ore per domare le fiamme, poi mettere in sicurezza il locale e fare gli accertamenti del caso.

I danni sono notevoli: una stanza della cantina è stata completamente distrutta. E tutto ciò che vi era dentro disintegrato dal fuoco. I pompieri hanno accatastato tutto sul marciapiedi. Il giorno dopo, nonostante la luce del sole, quella roba è un ammasso di oggetti irriconoscibili. Si distinguono solo lo scheletro di un computer, un tavolo, alcuni infissi.

Nel laboratorio invece spicca un’antica enorme bilancia della Macchi, anch’essa azzannata dalle fiamme, ma in gran parte salva. L’ha scampata invece, per fortuna, la carrozzeria della vecchia Fiat 500 che è il pezzo forte dell’arredamento della cantina Santo Stefano. Il cofano rosso riempito di bottiglie è ancora lì a dare il benvenuto ai curiosi che continuano a fermarsi e chiedere che cosa è successo.

Salva pure la cucina, ma il fumo ha tinto di nero le pareti delle due piccole sale, dove si potevano degustare vini e abbinarli a una bella mangiata.

E’ mezzogiorno, quando il titolare Maurizio torna in cantina dopo averci passato tutta la notte. Ha il volto affranto, gli occhi lucidi, non dice una parola. Il padre prova a tirarlo su: «Bisogna reagire». Ma non è facile.

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