Sicurezza
Giusti: «Per loro la porta è stata sempre aperta»
LIVORNO. «Noi non avevamo alcuna intenzione di finire sui giornali per la vicenda dell’associazione Don Nesi – assicura il vescovo Simone Giusti – la nostra porta è sempre rimasta aperta in questi...
LIVORNO. «Noi non avevamo alcuna intenzione di finire sui giornali per la vicenda dell’associazione Don Nesi – assicura il vescovo Simone Giusti – la nostra porta è sempre rimasta aperta in questi anni, e siamo sempre pronti a liquidare la questione in modo bonario, chiudendola in termini amichevoli, ma l’associazione non vuol avere niente a che fare con la Curia».
Il vescovo Simone Giusti non ci sta a veder strumentalizzata la decisione di chiedere all’associazione di trasferirsi nei locali adiacenti.
La questione ha inizio nel 2008, quando il vescovo chiese alla Don Nesi di entrare nella rete Caritas e operare in sinergia con altre associazioni che gravitano intorno all'area diocesana. «Mi è stato risposto che loro, come associazione laica ed aconfessionale, non volevano essere associati a nessuna nostra iniziativa, non volevano, a differenza di quanto concordato con altri – precisa il vescovo – che un nostro addetto controllasse i bilanci ad esempio, così abbiamo chiesto che ci venisse pagato un canone magari di 200 o 300 euro al mese, visto che si tratta di un associazione con utili, ma non ci è mai pervenuto niente».
Dal 2008 al 2012 l'associazione non ha mai versato quanto richiesto dalla curia, pur continuando ad occupare i locali lasciati da don Alfredo Nesi alla diocesi. «Due anni fa abbiamo deciso di portare la questione per vie legali, soprattutto perchè insieme all’ex assessore Roncaglia avevamo trovato una soluzione – puntualizza il vescovo Giusti – Ci eravamo infatti mossi per permettergli di trasferirsi nei locali della ex scuola Pistelli in cui potevano entrare già più di un anno fa».
I locali di Largo Nesi verranno utilizzati dalla diocesi per creare un centro destinato ai ragazzi disabili dove poter fare attività come ippoterapia, dati gli spazi verdi che circondano il prefabbricato. «Quando abbiamo portato la situazione dal giudice, visto che nonostante i solleciti l’associazione non se ne andava e non pagava niente – conclude Giusti – lui ha decretato che ci dovessero la somma di 55mila euro, ben lunga superiore a quanto mai richiesto».
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