Il Tirreno

Livorno

È tolemaico chi critica miss Cioma

Simone Lenzi

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Qualche anno fa ho conosciuto un tolemaico. Uno cioè che credeva fermamente che fosse il sole a girare intorno alla terra.

Si rifiutava di accettare la rivoluzione copernicana, non tollerava né l'idea che noi terrestri non fossimo il centro dell'universo, né quella, conseguente, che l'universo non fosse stato concepito e architettato tutto in funzione dell'uomo, inteso come principio e fine ultimo della creazione.

Era inutile cercare di convincerlo, dirgli che era rimasto l' ultimo a credere a una cosa del genere. Non voleva saperne, insomma, di arrendersi alla modernità, e rimaneva a presidiare la sua confortante isoletta tolemaica come un soldato giapponese dimenticato dalla Storia su un atollo del Pacifico. Ma non è che qualcuno si arrabbiasse con lui per questa sua convinzione bislacca.

Lo trattavano tutti con una certa ironica benevolenza. Io stesso, del resto, gli dimostravo un certo affetto, persino una specie di grata ammirazione, giusto perché, con la sua esistenza, contribuiva ad ampliare la varietà del mondo. Ho pensato a lui leggendo i commenti, apparsi un po' ovunque, sulla vittoria di Cioma al titolo di Miss Livorno.

Sono già state spese molte parole su questo, e ha fatto benissimo il Sindaco a intervenire a nome della città. Io vorrei solo ricordare il mio amico tolemaico, perché penso che, senza saperlo, gli autori di quei commenti razzisti siano un po' come lui. E se ci fanno tanta rabbia è solo perché deve ancora passare un po' di tempo, è solo perché si manifestano in una fase ancora di passaggio.

Ma la verità è che, a dispetto dei nostalgici del piccolo mondo antico, a dispetto di chi vagheggia l'orticello paesano, il mondo è ormai una fitta rete di relazioni che ci rendono vicini l'uno all'altro e in cui sopravviverà soltanto chi non avrà paura di mettersi in gioco e ridefinirsi senza pregiudizi idioti.

Se dunque non esiste, e non è mai esistita una cosa come “la bellezza livornese”, a meno di non intendere con “bellezza livornese” proprio il frutto casuale e impossibile a definirsi di una lunga mescolanza di genti provenienti da ogni parte del mondo, può certo dispiacere che proprio a Livorno si perda l'occasione per essere fieri di qualcosa che ci renderebbe più adatti di altri a confrontarci con la modernità.

Ma pazienza: come per la storia del sole e della terra, così funzionerà anche per la definizione di chi consideriamo nostri “concittadini”. E quindi, cara Cioma, stai assolutamente tranquilla: fra pochi anni, se qualcuno scriverà un commento in cui sostiene che tu non possa rappresentare Livorno per il colore della tua pelle, verrà considerato da tutti come un buffo esempio di un'antica superstizione popolare di cui si può persino ridere.

Intanto però ti faccio le mie congratulazioni e ti mando un saluto affettuoso dalla barca su cui mi trovo in questo momento. In compagnia di un'abruzzese, di un'americana figlia di bramini indiani, di un lucchese piemontese e di un newyorkese dal cognome tedesco. Benvenuta a bordo!

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