Il Tirreno

Livorno

La Spil è in affanno salvata vendendo il tesoro di famiglia

di Mauro Zucchelli
La Spil è in affanno salvata vendendo il tesoro di famiglia

Solo la cessione dei terreni di Paduletta in porto evita il terzo bilancio di fila con i conti in rosso

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LIVORNO. Alle Partecipazioni municipali è dedicato un breve paragrafetto, l'ultimo, in coda alle 49 pagine delle “Linee programmatiche di governo 2014-2019” messe nero su bianco dal sindaco Filippo Nogarin per dire quale sarà la sua bussola per governare la svolta grillina a Palazzo Civico. Non c'è traccia della Spil, la società che il Comune controlla con il 61,5% e che pure, a partire dalla metà degli anni '90, si è visto assegnare dalle istituzioni locali il ruolo di regista della reindustrializzazione.

Non ce n'è neanche l'ombra, a meno di non voler tradurre come segnale implicito quanto viene affermato complessivamente sul processo di razionalizzazione delle partecipate: di quelle «non strettamente necessarie» si immagina di mettere in moto il percorso che punterà alla «dismissione e a produrre economie di scala». Eppure, a quanto risulta, il dossier è fra i primissimi a esser finiti sotto la lente della nuova squadra di amministratori pentastellati.

UN GUAIO IN EREDITA’

Solita frenesia di smantellare le casematte del Potere dell'era precedente? Forse: ma più probabilmente conta il fatto che, secondo quanto racconta una fonte che ben conosce il problema, chiunque fosse arrivato ora al timone di Palazzo Civico si sarebbe trovato a fare i conti con una eredità difficile. Proprio in termini di cifre sì, ma anche in fatto di strategie di medio-lungo periodo.

A dire il vero, i numeri del bilancio sembrano a prima vista in salute: figurarsi che il conto economico del bilancio 2013 segna il ritorno all'utile (anche se per non più di 94mila euro). Se i conti tornano a galla lo si deve soprattutto a una operazione che porta ossigeno alle casse esauste: è la vendita di 18.700 metri quadri di terreni in zona Paduletta che l'Authority acquista in tandem con altri 8.800 metri quadri di proprietà della Compagnia portuale. Secondo le informazioni raccolte da fonti bene informate, il doppio affare frutta qualcosa come 3 milioni e mezzo di euro alla Spil. Obiettivo? Trovare in Darsena Toscana sponda est lo spazio dove far traslocare il Terminal Calata Orlando (Tco). Insieme allo spostamento dell'area per la cellulosa, è uno degli indispensabili ingranaggi per far marciare il nuovo piano regolatore del porto, che punta ad allargare all'Alto Fondale le banchine dedicate al terminal passeggeri fra crociere e traghetti.

LA PLUSVALENZA

Il prezzo, ben al di sotto delle richieste iniziali, è comunque in linea con la perizia di stima a firma dell'Agenzia delle Entrate: ma, siccome stiamo parlando di un bene che era presente nel bilancio secondo valori storici assai bassi, se ne ricava che a riportare il bilancio fuori dal gorgo delle perdite è stata determinante la plusvalenza realizzata con questa compravendita. Proprio sulla plusvalenza della "alienazione Paduletta" la rappresentante della Camera di commercio ha fatto mettere a verbale una "richiesta di precisazione" - sull'allocazione nel conto economico - al momento dell'approvazione dell'ultimo bilancio nell'assemblea degli azionisti, un mese esatto prima dell'elezione del sindaco M5S.

Del resto, a un passo dal voto più incerto del dopoguerra, niente di meglio dell'iniezione di un pacchetto da qualche milione di euro per allontanare l'incubo di un rosso che nei due anni precedenti si era fatto minaccioso o quantomeno pesante: le perdite avevano superato i 461 milioni di euro nel 2012 e sfiorato il milione di euro dodici mesi prima (per la precisione, 944mila euro). Quanto basta per far drizzare le antenne in una società che ha 3,5 milioni di capitale sociale (anche se la parte effettivamente versata non arriva a quota 2,9 milioni). Sia chiaro, il patrimonio iscritto a libro per oltre 30 milioni di euro e dunque la Spil ha le spalle abbastanza larghe per reggere l'urto. Solo che la vendita dei "gioielli di famiglia" si paga in termini di un doppio rattrappimento: da un lato, si restringe il ventaglio dei beni immobiliari che "producono" introiti tramite affitti (lo ammette per prima la relazione sulla gestione allegata all'ultimo bilancio: i canoni scendono a 1,9 milioni di euro con un calo del 13,9%); dall'altro, si assottiglia il ruolo strategico che Spil può giocare visto che diminuiscono le proprie proprietà immobiliari da poter mettere sul tavolo.

Il macigno che pesa sui conti più del piombo è la costruzione del parcheggio exOdeon, una delle scelte più controverse della giunta Cosimi.

NEANCHE MAGO ZURLI’

Pesa perché ha inghiottito una valanga di quattrini (25 milioni di euro). Sì, si può contare sui box da vendere ai privati, certo, ma la crisi non aiuta a trovare acquirenti. E nemmeno operatori che prendano in mano la gestione del parcheggio. Anche perché nemmeno la bacchetta di mago Zurlì ce la farebbe a recuperare un tale standard di spesa. Basta fare il conto della serva: se 334 posti del parcheggio fossero tutti occupati per tutte le 24 ore della giornata, notte compresa, per tutti i 365 giorni dell'anno, anche a Natale e a Befana, al prezzo pieno di un euro all'ora si arriverebbe a mettere insieme 2,9 milioni di euro all'anno, e senza mettere nel conto né i costi di gestione né quelli di manutenzione. Ma è sotto gli occhi di tutti che il parcheggio azzurro shocking non è strapieno mai, nemmeno lontanamente e neppure nelle ore migliori dei periodi di punta: dunque…

Pesa anche perché ha irrigidito la capacità di spesa. Tant'è vero che i vertici della società ce l'hanno messa tutta per raddrizzare l'identikit dell'indebitamento con le banche. Ad esempio, come dice la relazione sulla gestione, "negli ultimi anni" è stato "progressivamente consolidato il debito bancario sul medio-lungo termine, privilegiando al tempo stesso la finanza di progetto". E ancora: "tenendo conto della perdurante incertezza del mercato", è stato chiesto "di spostare una parte consistente delle passività correnti (circa il 40%) oltre i 12 mesi, ovvero su scadenze più coerenti, per durata, con le previsioni di commercializzazione degli investimenti realizzati". Risultato: la banca deve ancora dare l'ok.

GUARDIAMO ALLE CIFRE

I debiti verso gli istituti di credito sono stati ridotti di 6,6 punti percentuali (e quelli oltre i 12 mesi in misura più che doppia rispetto a quelli a breve) ma restano pur sempre al di sopra dei 32,6 milioni di euro nel 2013. Il bilancio racconta che l'intera "torta" dei debiti, dopo esser rimasta d'un soffio sotto i 39 milioni l'anno prima, continua peraltro a sfondare il tetto dei 37 milioni di euro. E tuttavia si è un po' ridimensionata (meno 4,7%): dimezza quello verso i fornitori (da quasi due milioni a poco meno di uno) ma quasi raddoppia l'indebitamento tributario da saldare entro 12 mesi (da 763mila a 1,3 milioni).

È lo stesso stato maggiore della Spil a mettere le mani avanti nei documenti che accompagnano i numeri dei conti: lo "stabile miglioramento degli indici reddituali passa però per una riduzione del carico finanziario, che ad oggi assorbe troppa parte del risultato di gestione". Come? È indispensabile il riassetto del portafoglio immobiliare, che a dar retta alla nota integrativa, include anche una cinquantina di appartamenti. Da mettere in vendita perché rendono poco e soprattutto con il ricavato si può rimettere in riga l'indebitamento.

Ma quella sfilza di alloggi comunali non erano stati passati nelle mani della Spil per un capriccio del destino o come un fardello da appioppare al primo che passa. Valgono attorno ai 7-8 milioni di euro e, finché il gioco è durato, sono serviti al Comune di Livorno per due cose. L'una: mantenere, senza scucire un soldo, il controllo della società nella quale figurano anche le banche (Banco Popolare e Monte Paschi, ciascuno con una quota vicina al 15%). L'altra: trasformare il patrimonio "mobilitandolo" come leva finanziaria per andare sul mercato del credito a cercare quattrini per gli investimenti da destinare alla trasformazione di ex complessi industriali decotti - come la Borma e la Cmf - in nuove opportunità di insediamento per nuove aziende.

Però l'ultima volta che ci ha provato è andata male: la sottoscrizione di un prestito obbligazionario convertibile emesso da Rossignolo per alimentare il sogno De Tomaso si è trasformato in un mezzo bagno di sangue. E ora, in una fase in cui è difficile vendere case e dunque puntare sul programma di cessioni dei propri appartamenti, la Spil si ritroverà presto di fronte a un bivio: vendere o no anche il resto di Paduletta? Quand'era a Palazzo Civico, il sindaco Cosimi ha sempre ripetuto che lì sono le "zolle d'oro" del porto: la "chiave" che consente al Comune di entrare nella stanza dei bottoni quando si prendono le decisioni sul porto e contare davvero.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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