Toscana
«Dateci il bacino, assumeremo 140 operai»
30 imprese livornesi presentano all’Autorità Portuale il piano industriale chiedendo l’assegnazione diretta dell’infrastruttura
LIVORNO. Sulla scrivania di Giuliano Gallanti, numero uno della Port Authority, è arrivata una lettera in cui si chiede l’affidamento diretto del bacino grande, abbandonato da oltre sette anni e oggi in malora. La domanda porta la firma della Jobson Group Livorno, capofila di trenta aziende del territorio che nei mesi scorsi si sono unite in un’associazione temporanea d’imprese con l’obiettivo di rimettere in moto in città il ramo delle riparazioni navali, una delle gambe portanti dell’economia livornese nel secolo scorso.
Alla lettera, la Jobson ha allegato un pamphlet di 39 pagine col piano industriale per l’assegnazione della grande infrastruttura. La stessa documentazione è stata consegnata anche al sindaco Nogarin, al presidente della Camera di commercio Costalli e all’assessore regionale alle infrastrutture Ceccarelli (tutti e tre, tra l’altro, membri del comitato portuale).
Il piano - che il Tirreno aveva presentato in anteprima lo scorso giugno - parte da un concetto economico molto semplice con un risvolto politico di rilievo: «La città non può permettersi di tenere inutilizzata o sottoutilizzata un’infastruttura pubblica che ha pochi uguali a livello mondiale».
Jobson e i suoi soci chiedono un affidamento diretto per tre anni del bacino grande in muratura.
L’associazione di imprese si dice pronta a investire quattro milioni di euro per la messa in sicurezza del bacino. E calcola una ricaduta occupazionale di 120 maestranze nel primo anno, di cui almeno un terzo proveniente da nuove assunzioni, che lieviterebbero a 170 il secondo anno e a 220 il terzo (prevedendo dunque un totale di 140 assunzioni in tre anni).
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