Il Tirreno

Livorno

Non ci salva più neanche il talento nello sport

di Mauro Zucchelli

Nell’indagine del “Sole 24 Ore” Livorno precipita dal terzo al 25º posto Bene i campioni, perdiamo terreno nella pratica di base e per effetto della crisi

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LIVORNO. Forse ci possiamo consolare con le splendide medaglie amaranto sul popdio degli europei di nuoto: Federico Turrini bronzo nei 400 misti e Gabriele Detti bronzo negli 800 e nei 1500 stile libero. Ma, dopo che la Livorno del calcio è di nuovo ruzzolata in serie B senza neanche ribellarsi e dopo che il grande basket gioca ovunque tranne che al Modigliani Forum, uno dei palasport più belli del Paese, un'altra batosta arriva dall'indagine sull’ “indice di sportività” che ogni anno l'équipe di Clas mette a punto per il quotidiano confindustriale “Sole 24 Ore” (ovviamente guardando a dati ufficiali 2013, e dunque non sospettabile di dietrologie contro la nuova giunta): giù al 25° posto in un colpo. Eppure per anni eravamo stati stabilimente fra le prime 5-6 province del Bel Paese: addirittura primi della classe nell’inchiesta del 2009 e di nuovo sul podio (terzi) in quella dello scorso anno.

È vero, quest’anno i ricercatori hanno modificato la griglia degli oltre 30 parametri di valutazione: non più per singole discipline (calcio, basket, rugby, tennis ecc.) bensì raggruppandoli trasversalmente come squadre di serie A o B, campionati minori, promozioni. Ma Trento e Genova restano nell’Olimpo, Macerata fa un balzo e vi accede. Noi no: Livorno – intesa, ripetiamo, come provincia – perde 22 posizioni.

Poco importa che i “cugini” pisani perdano terreno (dal 28° al 37° posto) o che La Spezia precipiti 18 gradini più in basso e Aosta 17. Sta di fatto che, eccetto Arezzo, nessun’altra provincia fa un ruzzolone così choc nella graduatoria nazionale.

Il punto debole? Non è nell’eccellenza: anzi, siamo al terzo posto assoluto per i risultati nel gruppo ciclismo atletica nuoto (riguardo agli atleti della fascia più alta); idem per le vittorie degli atleti professionisti. E poi: addirittura secondi per il rendimento degli atleti presenti nei primi 50 posti delle classifiche internazionali negli sport individuali così come nella graduatoria relativa agli ori e ai titoli iridati conquistati e nella classifica del settore sport mare (circoli velici e nautici, regate, sub).

È invece la dimensione sociale dello sport a mostrare il lato più fragile della Livorno dei campionissimi. Ad esempio, vedi alla voce “bambini” (cioè scuole sport e partecipanti alle iniziative di alfabetizzazione sportiva): ben 37 province se la cavano meglio di noi, e siamo scesi di 16 gradini anche qui rispetto allo scorso anno. Grossomodo la stessa musica (40ª posizione) vale anche se fotografiamo la situazione degli “amatori”, la voce dove sono conteggiati i cicloturisti, i tesserati delle bocciofile e gli amatori in varie discipline.

Benché la nostra realtà sia un pullulare di atleti disabili, nella sotto-classifica dedicata agli atleti paraolimpici Livorno non va oltre il 55° posto. E sulla formazione – cioè gli iscritti a scienze motorie o ai licei sportivi – siamo nella dozzina di province che se la passano peggio.

A pesare però come una zavorra, forse perfino come un macigno, sono due aspetti che hanno entrambi a che fare con la congiuntura: l’uno in campo sportivo e l’altro in quello economico.

Da un lato, solo Catania e Bologna sono più giù di Livorno se facciamo il bilancio di promozioni e retrocessioni (o conquista del diritto a partecipare a manifestazioni internazionali) negli sport di squadra.

Dall’altro, siamo fra le 15 province dove più forte si sente l’effetto della crisi. Il termoetro? Le rinunce e i declassamenti negli ultimi cinque anni. Colpa del sistema sport che, qui più che altrove, non ce la fa più a reggere i costi delle squadre di ragazzi o di strapaese: anche se continua a fissare gli occhi sui 40 milioni per Cuadrado o i 20 per Balotelli.

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