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«Si pagava le multe coi soldi dell’ufficio»
Licenziata e indagata funzionaria del centro studi e ricerca. La Procura accusa : «Sono spariti 91mila euro in un anno»
LIVORNO. Con i soldi del Centro studi e ricerca della Camera di Commercio di Livorno, si sarebbe tolta più di uno sfizio, a cominciare dall’acquisto di un elettrodomestico per la propria abitazione. Ma avrebbe usato quel denaro anche per pagare alcune multe prese infrangendo il codice della strada.
Certo è che rispetto alla cifra complessiva che la Camera di Commercio prima e la Procura poi, hanno conteggiato, si tratterebbe di una minima parte del bottino finale di cui per il momento si sono perse le tracce.
Si perché la guardia di Finanza contesta a Silvia Piccini, 51 anni, (ex) funzionaria di secondo livello della Cciaa e responsabile operativo del Centro, un ammanco totale di 91mila euro, denaro che la donna avrebbe fatto sparire - secondo le accuse - nel periodo compreso tra il 2012 e il 2013, in parte direttamente dal conto corrente del Centro studi, al quale aveva legittimamente accesso, e in parte (auto) gonfiandosi i rimborsi spesa e lo stipendio con premi che non le spettavano.
A dare il via all’inchiesta, nell’estate scorsa, la denuncia da parte dell’ex presidente della Camera di Commercio Roberto Nardi che si è rivolto direttamente al procuratore capo Francesco De Leo.
Nell’ufficio al secondo piano del Palazzo di Giustizia, Nardi si è presentato nell’agosto scorso con in mano tutta la documentazione raccolta durante l’inchiesta interna: prime note, stipendi, rimborsi spesa, prelievi ed estratti conto.
Il campanello d’allarme dentro al palazzo che si affaccia sulla piazza del Comune, era suonato alcuni mesi prima quando erano emerse le prime anomalie sul costo complessivo del personale che lavora al Centro studi e ricerca, l’organismo strumentale della Camera di Commercio che si occupa prevalentemente della promozione e dell’orientamento al lavoro, in particolare tra i più giovani. «Rispetto all’anno precedente - conferma chi ha condotto l’indagine interna - i costi erano lievitati. Ecco perché abbiamo voluto vederci chiaro».
Delle anomalie, per primo, è stato informato il direttore del Centro Renzo Pratesi (estraneo all’indagine). Poi ai raggi x sono stati passati gli stipendi dei tre dipendenti.
È dalle verifiche analitiche che è venuto fuori che lo stipendio della responsabile operativa, alla Camera di Commercio a tempo determinato dal 2000 e poi assunta in pianta stabile, non era in linea con il contratto che la donna aveva firmato quattro anni prima. Che non prevedeva i premi che invece si sarebbe autoriconosciuta.
A questo, successivamente sarebbero stati coperti anche prelievi ingiustificati dal conto della Camera di Commercio. In particolare, secondo la ricostruzione della Ccia, poi confermata dagli investigatori, Silvia Piccini «si sarebbe appropriata in modo indebito (questa l’accusa) di una cifra complessiva di 91mila euro».
Come? «Nelle pubbliche amministrazioni, se un dipendente fa un progetto gli viene riconosciuto un premio». Lo stesso faceva la ex dipendente della Cciaa, ma senza averne alcun diritto contrattuale.
Durante l’ultimo anno, la sezione della guardia di Finanza della Procura, coordinata dal pubblico ministero Antonio Di Bugno, ha ascoltato tutte le persone che in qualche modo hanno assistito e denunciato le presunte irregolarità.
Adesso la donna è stata iscritta nel registro degli indagati per appropriazione indebita aggravata e l’inchiesta non si è ancora fermata.
Nel frattempo Silvia Piccini è stata licenziata «per giusta causa» dalla Camera di Commercio.
E gli stessi vertici della Cciaa hanno informato degli ammanchi la Corte dei Conti. Ma prima di procedere e far sì che la Camera di Commercio torni in possesso dei soldi mancanti, la giustizia penale dovrà dimostrare le accuse che vengono contestate alla 51enne.
@fedelazzotti
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