Il Tirreno

Livorno

Tuffo nei fossi contro la Sla: un’idea da non imitare

Tuffo nei fossi contro la Sla: un’idea da non imitare

Un video mostra quattro ragazzi che personalizzano l’Ice Bucket Challenge, le docce fredde contro la Sla, e lo trasformano in un tuffo nei fossi. «Facciamo come i veri livornesi...». Ma le acque dei canali livornesi sono pericolose

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LIVORNO. L’Ice Bucket Challenge alla livornese rischia di essere molto meno salubre di una doccia d’acqua fredda. Su Facebook è comparso il video di quattro ragazzi livornesi - che sul social network si chiamano Nicolò Cecioni, Saverio Cecioni, Erick Pahuara e Lorenzo El Mariachi Gane - i quali dopo aver mostrato la ricevuta della donazione per la ricerca sulla Sla, si tuffano nei fossi. Una rivisitazione della catena di solidarietà per la lotta alla Sla, quell’Ice Bucket Challenge che consiste nel rovesciarsi addosso un secchio d’acqua gelata e postare il video sui social network dopo aver “sfidato” qualcun altro a fare altrettanto: una catena che ha raggiunto i vip di tutto il mondo, compreso il presidente del Consiglio Matteo Renzi, e che serve a raccogliere i fondi necessari ai ricercatori nella lotta alla terribile malattia. Alla doccia fredda, infatti, bisogna accompagnare un bonifico.

«Sono tutti buoni - dice Nicolò Cecioni - a rovesciarsi un secchio di acqua in testa per la ricerca contro la Sla. I veri livornesi si tuffano nei fossi». Poi tutti in acqua.

Un’idea che può sembrare divertente ma che bisogna caldamente sconsigliare di emulare. Il tuffo, infatti, può essere goliardico ed è sicuramente chiaro lo spirito benefico dell’iniziativa. Ma l’acqua dei fossi è inquinata e contiene batteri che possono essere estremamente pericolosi per la salute. Benissimo e meritorio il bonifico per la ricerca. Ma quel il tuffo nei fossi contro la Sla è da non ripetere.

 

 

IL MEDICO: RISCHI CHIMICI E MICROBIOLOGICI. I vecchi “fiumaroli” romani del secolo scorso si proteggevano dal contagio, nuotando nella non igienica acqua del Tevere, con in bocca una fetta di limone. E se il continuo flusso della corrente non era sufficiente a scongiurare i rischi, pensiamo alle acque quasi immobili dei “fossi”. Secondo Fabrizio Pregliasco, virologo all’Università di Milano, il colore e l’odore dovrebbero già sconsigliare di tuffarsi. C’è un rischio chimico per le sostanze tossiche eliminate dai motori delle tante imbarcazioni ormeggiate, dannose soprattutto per la pelle, le mucose nasali e della bocca, per gli occhi. Esiste infine un elevato rischio microbiologico per l’apparato digerente: salmonelle, escherichia coli e spirochete sono tutti presenti e in quantità tali da creare non pochi disturbi qualora fossero ingerite. Quindi, niente tuffi. Meglio la “doccia gelata”. L’importante, poi, è fare la donazione - come hanno fatto i ragazzi che si sono tuffati nei fossi - a favore della ricerca sulla Sla, altrimenti vale il detto livornese: “La pesca del Giunti, acqua tanta e pesci punti”. (Gian Ugo Berti)

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di Redazione web