Gioco
“W Hamas”: la scritta sulle scale del Duomo e di altre tre chiese
Don Paolo Razzauti: «Chi inneggia al terrorismo è malato» Indagini della Digos: più controlli e analisi delle telecamere
LIVORNO. Una scia di vernice rossa rimbalzata sul sagrato di quattro chiese: la scritta “W Hamas” ieri mattina è comparsa sulle scale del Duomo in piazza Grande, della chiesa di Santa Caterina in piazza dei Domenicani. E successivamente sullo scivolo all’ingresso della parrocchia di Coteto e davanti al Rosario. Un atto vandalico, dalle connotazioni politiche, che ha destato grande sorpresa per la natura del bersaglio. È la prima volta che in città vengono prese di mira delle chiese e che il simbolo del sentimento religioso cattolico viene trascinato nel calderone delle polemiche legate al conflitto israelo-palestinese. Un gesto, condannato da tutti, che è arrivato fino in Terra Santa, dove - particolare coincidenza - in questi giorni si trova il vescovo, Simone Giusti. A fare le sue veci c’è don Paolo Razzauti che, d’accordo con la questura - che si sta occupando delle indagini - ha esortato alla rimozione immediata delle scritte. L’intervento di pulizia, fatto da Aamps, c’è stato ieri nel primo pomeriggio: i tecnici sono riusciti a non rovinare il marmo del Duomo, che in un primo momento, essendo stato intaccato il primo gradino della scalinata, sembrava compromesso.
Scritte a catena. L’allarme scatta a metà mattinata di ieri a partire dal Duomo, anche se molto probabilmente la scritta risale alla notte. Tra le cancellate e i divieti d’accesso dovuti al cantiere aperto intorno alla cattedrale, a una prima occhiata non è facile individuare la scritta. Ma basta avvicinarsi dall’ingresso principale, in piazza Grande, per notare i caratteri cubitali della vernice rosso fuoco. È un cittadino a dare l’allarme. La notizia si diffonde sul Tirreno.it Intanto la polizia fa partire le indagini. La questura poi si mette in contatto con don Razzauti: sono tutti d’accordo nel far rimuovere alla svelta la scritta per limitare strumentalizzazioni e polemiche. Sul posto arrivano gli investigatori della Digos per un primo sopralluogo, poi esteso a tutta la città. Gli agenti iniziano a controllare tutti i luoghi di culto. E infatti nel corso dei controlli, poco dopo, emerge che anche sulle scale di Santa Caterina c’è una scritta uguale a quella del Duomo. Per la polizia si tratta della stessa mano. Qualche ora dopo viene fuori un terzo caso in Coteto. E in serata una scritta appare anche al Rosario.
Le indagini. Gli investigatori stanno analizzando le immagini delle telecamere del centro, a partire da piazza Grande e via Grande, fino a quelle di negozi e banche nei paraggi. L’obiettivo è raccogliere più elementi possibili per rintracciare gli autori. La Digos ha inviato la notizia di reato in Procura: si procede per imbrattamento, ma non è escluso che venga contestata anche l’apologia del terrorismo. Gli episodi, per gli investigatori, potrebbero essere in qualche modo collocati sulla stessa scia di gesti anti Israele successi in città nei giorni scorsi quali lo striscione e il volantino. Su questo punto sono in corso indagini.
Razzauti: no a chi inneggia al terrorismo. «È una persona malata chi inneggia al terrorismo: è una cosa che non può e non deve esistere». Queste le prime parole di commento di don Paolo Razzauti, vicario del vescovo. Ieri mattina, appena appresa la notizia, il monsignore ha avvisato don Simone Giusti per email, dicendogli che avrebbe preso in mano lui la situazione. «Credo che il conflitto tra Israele e Palestina - dice il vicario del vescovo al Tirreno - sia una realtà molto importante e molto dura, ma resta il fatto che Hamas è un terrorista, e questo va detto in tutti i modi. La pace non arriva proprio a causa di questo terrorismo, dietro il quale si celano le organizzazioni che producono e vendono armi che hanno interesse che la guerra proceda».
Don Paolo analizza il ruolo della Chiesa in questo contesto: «È bastato che il Papa facesse un incontro di pace, e il terrorismo è rispuntato. Noi in Italia lo abbiamo combattuto con tutte le nostre forze: è un male che non porta a niente. Guardiamo cosa è successo in Ucraina, dove è stata colpita una chiesa cristiano-ortodossa, con diversi fedeli morti. È evidente che ora la Chiesa è stata presa di mira perché s’è schierata a favore della pace, ma questo succederà sempre e comunque. Nella nostra comunità le persone possono sbagliare. Tuttavia, nonostante la morte di tante ideologie, la Chiesa continua a esistere perché c’è qualcosa di più grande. Per di più, nell’ambito livornese, è stato danneggiato un monumento come il Duomo, da poco ristrutturato dal Comune, che è patrimonio di tutti».
Don Luciano: la Chiesa esposta a tutto. «La Chiesa è un bersaglio molto colpito, da più parti. E purtroppo c’è poco fa fare». Un velo di rassegnazione nelle parole di don Luciano Musi, sacerdote della parrocchia di Coteto, colpita dalla terza scritta “W Hamas”: «Da noi hanno agito durante la messa: alle 10.30 è passato il custode ed era tutto ok, mezzora dopo, durante la celebrazione, era apparsa la scritta».
La condanna di Sel. Dura condanna da parte di Sel e del circolo Franca Rossi che parlano di «vile atto»: «Chi ha compiuto questo atto non solo patteggia per un’organizzazione terroristica, ma fa un danno alla causa Palestinese che, con l’avvento dell’integralismo, fanatismo e terrorismo islamico capeggiato da Hamas, ha visto solo sacrifici di vite umane, e non certo situazioni di pace che si erano raggiunte con Arafat e Rabin».
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