Gioco
«Siamo senza gas, cassonetti, acqua calda e marciapiedi»
LIVORNO. Senza gas per cucinare e usare l’acqua calda. Ormai da più di un mese. Sono queste le condizioni in cui vivono le persone del complesso abitativo di via Lamarmora, via del Cedro e via dell’In...
LIVORNO. Senza gas per cucinare e usare l’acqua calda. Ormai da più di un mese. Sono queste le condizioni in cui vivono le persone del complesso abitativo di via Lamarmora, via del Cedro e via dell’Industria.
A lanciare l’allarme è Simonetta Bartoli, e lo fa parlando a nome delle ventisei famiglie coinvolte: «Siamo entrati in questi alloggi il 10 luglio e l’Asa non ci ha ancora messo i contatori. Ha solamente bollato le postazioni e, tra l’altro, solamente un mese dopo dalla nostra entrata».
Tra queste persone ci sono anziani, bambini, e persone invalide. La stessa signora Bartoli ha una malattia neuromuscolare degenerativa. «Meno male che è estate, ci arrangiamo come si può, usando fornellini a gas per cucinare o mangiando panini. Ma non è giusto, i contatori dovevano esserci prima che noi entrassimo».
LA STRUTTURA. Occorre sottolineare che queste abitazioni non sono alloggi popolari, ma alloggi a canone concordato. Il complesso (la ex Caserma Lamarmora) è stato ristrutturato con i fondi della Regione, dato in concessione al Comune e poi in gestione a Casalp. Il bando per accedere alle case risale al 2012, «mentre l’entrata – spiega Bartoli – era prevista per il 2013, ma abbiamo dovuto aspettare un anno in più per via dei ritardi».
IL DEGRADO. Quello che si domandano gli abitanti del complesso di questa zona è «perché nelle abitazioni di via Galilei, concessi secondo gli stessi nostri principi, avevano già tutto pronto quando ci sono andati ad abitare? Forse – aggiunge ancora Bartoli – noi siamo considerati zona popolare, e quindi di serie B. Basti pensare che anche per l’Aamps noi non esistiamo, nonostante paghiamo le tasse sui rifiuti».
Infatti, altro problema che lamentano i residenti della zona è l’assenza dei cassonetti, che di conseguenza comporta sporcizia per le strade. «Non si vede mai un operatore che pulisca, e le strade – viene sottolineato – sono sporche, si trovano pure le siringhe per terra».
Strade e non marciapiedi, perché questi non esistono nemmeno: eppure – afferma la portavoce delle 26 famiglie – siamo a due passi dalla Venezia, e lì sembra già un altro mondo. Zona popolare non significa degrado».
Per Bartoli c’è anche poca considerazione da parte delle forze dell’ordine: «Nella parte abitata da quelli in emergenza abitativa, regna il caos, smontano e rimontano le auto nel cortile, quando a noi è proibito entrarci con le nostre macchine».
ALTRI PROBLEMI. «Le case – riprende – di per sé sarebbero molto carine, ma ci sono tanti problemi tecnici e strutturali dovuti al modo in cui sono stati realizzati gli edifici». Oltre a quanto già evidenziato, occorre segnalare che «abbiamo solo degli scurini per proteggerci dal sole, perché Casalp non ci concede di mettere persiane o serrande». Non solo: i soffitti di cartongesso – prosegue – consentono solo di appendere dei faretti e non lampadari. Ma soprattutto abbiamo dovuto pagare di tasca nostra per mettere i cavi della tv e della televisione, in aggiunta a quanto pagato per entrare».
Parlando di quote di affitto Bartoli afferma che «qualcuno paga anche 600 euro per starci, perché sono a canone concordato in base al reddito ed altri requisiti. Insomma non è giusto che chi paga debba ritrovarsi in queste condizioni, certe cose essenziali dovevano esserci già prima».
L’APPELLO. «Ci sentiamo anche presi in giro», dice con amarezza Bartoli. Da chi? «Dai tecnici del Comune che ci chiedono cosa ci manca e poi non fanno niente, ma anche da quelli dell’Asa, che tra l’altro ricevono solo una volta a settimana». Quindi ecco chiamato in causa il sindaco: «Non ci abbiamo mai parlato, non sappiamo nemmeno se conosce la nostra situazione. Ci rivolgiamo a Nogarin perché intervenga per fare qualcosa. Ci sentiamo abbandonati».
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