Il Tirreno

Livorno

Per centinaia di donne pensione a rischio beffa

di Federico Lazzotti

La legge consente di scegliere di lasciare il lavoro a 57 anni con 35 di contributi Ma ora una circolare dell’Inps rischia di far saltare tutto. E nasce un comitato

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LIVORNO. Per centinaia di donne livornesi la tanto agognata pensione potrebbe trasformarsi in una beffa che le costringerebbe a restare al lavoro per altri otto anni, fino al 2022.

Un rischio che ha spinto le dirette interessate, migliaia di dipendenti pubbliche e private in tutta Italia, nate tra il 1956 e il 1957, a mettersi in rete e creare su Facebook il gruppo “Comitato opzione donna”.

Tra queste, che in due settimane hanno raggiunto centinaia di adesione, anche diverse aspiranti pensionate livornesi. Patrizia Santerini, dipendente pubblica che lavora presso la Procura della Repubblica, è una di queste.

«La legge Maroni del 2004 - spiega come premessa - consentiva alle donne con 57 anni e 35 anni di anzianità (58 per le lavoratrici autonome) di andare in pensione entro il 2015 optando per il sistema contributivo, cioè con un assegno di pensione ridotto del 30%. Un patto onesto a fronte di qualche anno prima in pensione e la rinuncia a una parte di soldi. È una scelta, lo fa chi vuole. Nessuna è obbligata. Poi è arrivata la Fornero, con la sua riforma, che mette mano pesantemente al sistema pensioni allungando di molto la permanenza al lavoro. Però ha salvato questa norma anche per il vantaggio che ne consegue allo Stato in termini di spesa».

Gli unici due cambiamenti alla legge Maroni, sono stati i tre mesi in più di lavoro che riguardano l’aspettativa di vita e una finestra di dodici mesi. Dunque un anno e tre mesi in più, ma pensione garantita per tutte.

Queste erano le regole fino alla pubblicazione di quella che è già stata ribattezzata come “la circolare beffa dell’Inps”. «Si tratta - si legge sulla pagina Facebook - di due circolari: la 35 (lavoro privato) e 37 (pubblico impiego). È così che nel marzo del 2012 l’Istituto previdenziale cambia le regole del gioco tagliando fuori tutte le donne che maturano i requisiti dopo l’agosto 2014. Nonostante ci siano stati molti interventi della commissione lavoro, ancora non si è risolto niente. Non possiamo subire - è l’appello - questa ingiustizia, vogliamo diventare visibili e trovare la soluzione. Più siamo e meglio è. Leggete il documento di costituzione del comitato e se condividete questa linea aderite».

Il paradosso sta proprio in questo buco nero che riguarda le lavoratrici autonome e le dipendenti pubbliche che non raggiungono i requisiti entro, rispettivamente, il giugno 2014 e l’agosto dello stesso anno.

Queste categorie, infatti, se la circolare dell’Inps non sarà cambiata in fretta, dovranno rimanere a lavoro per altri 15 mesi, ma a quel punto la finestra sarà già chiusa e quindi non potranno andare in pensione.

«Si tratta di una regola assurda che va cambiata, ecco perché a partire da settembre, le donne che hanno raggiunto i criteri dell’opzione donna inizieranno a fare le domande di pensionamento e nel caso in cui non vengano accettate ricorreremo la al tribunale».

È proprio ravvisando questi elementi di dubbia legittimità che anche la commissione lavoro della Camera ha prodotto diversi progetti di legge per risolvere il problema. «Per il momento però - fanno notare da Comitato - niente è stato concretamente fatto».

E la beffa, anche per centinaia di lavoratrici livornesi si avvicina.

@fedelazzotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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