Il dolore
«Macché blitz, quella mail nata per cortesia e ingenuità»
Il gruppo consiliare del Movimento Cinque Stelle contrattacca dopo la bufera «Ben venga la polemica se è il segno che si sta rompendo l’immobilismo»
LIVORNO. Nient'altro che una tempesta in un bicchier d'acqua nata da una «e-mail inviata in versione privata e poi, per magia, divenuta pubblica» come forma di «cortesia nei confronti dei capigruppo che avevano più volte chiesto di essere informati sulle nomine prima che esse trapelassero dai giornali». Dopo la bufera innescata dalla singolare scelta di far comunicare i due nuovi assessori dal capogruppo consiliare anziché dal sindaco, il gruppo consiliare dei Cinque Stelle non si limita a mettersi nella scia della nota con cui l'Ufficio del portavoce del sindaco ha provato a gettare acqua sul fuoco, pur con qualche bacchettata alle opposizioni (ma non ai giornali). Anzi, va al contrattacco in una conferenza stampa in Comune: inizialmente sembra ridursi alla lettura, da parte del capogruppo Francesco Bastone, di un lungo documento, oltre 1300 parole. Salvo poi, su richiesta dei cronisti, aprirsi alle domande.
NESSUN BLITZ
Macché tentativo di blitz per imporre al sindaco Nogarin i nomi degli assessori, macché invasione di campo: benché «neofiti della politica, alquanto ingenui e poco “politichesi”», i consiglieri M5S sottolineano di saper bene che «le nomine spettano al sindaco e solo a lui». E il caso Corradini, con l'assessore che Nogarin ha prima nominata, poi difesa a spada tratta e infine revocata, cos'è stato? Non c'entra nulla con il fatto che il consiglio comunale è «l'espressione massima dei cittadini» che «dà l'indirizzo politico»: ma quale diktat, la revoca – viene precisato – è stata «semplicemente la conseguenza del fatto che non ci si era accorti di una svista materiale». Di più: ben venga la polemica, se è il segno di uno scossone all'«immobilismo a cui siamo stati sempre abituati».
I grillini rivendicano quella «semplice e banale» e-mail come un «atto di trasparenza irrituale» che «riempie le bocche di chi non sa più a cosa attaccarsi pur di screditare l'operato della nuova amministrazione». Tutto nasce dall'aver voluto puntare su una “discontinuità” che però fosse declinata anche nel segno del “dialogo” («ecco spiegata la presidenza del consiglio comunale alla minoranza, ecco spiegati gli atti d'indirizzo condivisi, ecco spiegate la nostra attuale linea moderata e, se volete, l'apertura cordiale e collaborativa con gli organi di comunicazione»).
VADE RETRO, STAMPA
Difficile catalogare come cordiale e collaborativa una prosa che fa riciccia parole tipo «servile», «servilismo» e «stampella»: insomma, la solita sberla alla stampa e ai cronisti, già di default anche con D'Alema o Berlusconi, figuriamoci ora con Grillo. Fortuna che all'interminabile lettura del documento segue il disgelo e si capisce un po' di più di cosa vogliono i Cinque Stelle.
Ad esempio: non c'è davvero niente sul quale avete da fare un briciolo di autocritica? Risposta: «Abbiamo peccato di inesperienza, forse di ingenuità», ammette Bastone segnalando che «dobbiamo migliorare l'aspetto della comunicazione». Ma è solo un difetto del debuttante che poi l'esperienza se la farà? Ma in questo caso l'inesperienza è rivendicata per marcare l'estraneità rispetto a chiunque ci fosse prima: quest'ingranaggio non è uno dei problemi? No, tagliano corto i grillini.
L'attacco alla stampa era saltato fuori nel capoverso dedicato alla difesa d'ufficio delle vacanze del sindaco: 1) «non inficiano la macchina amministrativa»; 2) sono brevissime rispetto all'andazzo degli anni passati («il cittadino o i comitati andavano per essere ascoltati ma trovavano solo porte chiuse per ferie»), invece adesso «nonostante il periodo normalmente dedicato allo stop politico, i cittadini sono sempre stati ricevuti per essere ascoltati sui loro problemi». I consiglieri pentastellati si affidano ai numeri per attestare la svolta a Palazzo civico «aperto per ferie» (in agosto sono previsti tre consigli comunali «contro un solo consiglio che la vecchia amministrazione ha svolto nello stesso periodo di agosto, ma diluito in 5 anni»).
PARLANO LE CIFRE
Ma i numeri hanno la testa dura e dicono anche che non si possono ridurre a gossip sul sindaco in ferie le cronache che abbiamo dedicato in questi giorni alla nuova bufera politica: è stato fatto accenno alle (sacrosante) vacanze di Filippo Nogarin solo nell'1,9% delle 1540 righe degli articoli che abbiamo riservato in questi giorni alle vicende di Palazzo Civico. Troppe 1540? Tre anni fa, sempre nel post-ferragosto, erano state più del doppio per le dimissioni dell'assessore Claudio Ritorni e uno dei rimpasti di giunta dell'era Cosimi.
Quanto al caso dei grillini "dissidenti" (come Marco Valiani diffidato da Nogarin), la squadra M5S di Palazzo Civico li mette sotto tiro: 1) dal sostegno fervente sono passati alla contestazione quando «non hanno ottenuto voti sufficienti per essere eletti»; 2) per definirsi attivisti «non basta farsi immortalare ad ogni occasione con i "famosi" di turno» né «sgomitare per mettersi in mostra»; 3) «non rappresentano in alcun modo le decisioni del movimento, condivise da tutti i consiglieri comunali e dal Meetup ufficiale». Con una conseguenza: chi vuole impegnarsi deve iscriversi «al Meetup storico, l'unico di Livorno».
E se non mancano stilettate a Raspanti, Cannito e Amato, è contro il leader Pd Ruggeri che si concentra il fuoco: «Sono almeno 15 anni che si nutre e vive di politica e che siede in consiglio comunale rivestendo ancora il ruolo di consigliere regionale in attesa che il partito decida». E sull'accusa di badare solo a spartirsi il potere, il M5S ribalta l'accusa sul Pd («ha fatto finora una politica lobbistica e clientelare, inserendo amici e assegnando ruoli e poltrone solo su basi di appartenenza al credo politico piuttosto che meritocratico»).
Più complessivamente la cannonata è per «la classe dirigente che ha portato Livorno allo stato attuale»: invece che «fare mea culpa» si mette a sbertucciare «le ingenuità e le gaffe altrui». E aggiungono: difficile pensare che riuscissimo a rimetterla in piedi «in soli 70 giorni», parola di M5S.
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