Sicurezza
La liturgia del male e la sfida della pace
Il commento alle stragi del 1944 in Toscana - L'ARTICOLO
C’è stato un tempo in cui uomini in uniforme lanciarono in aria neonati e bambini di pochi anni, strappati alle loro mamme, e spararono, ammazzandoli, in un orrendo tiro al bersaglio. Lo fecero anche con i feti, dopo aver sventrato le donne incinte. È accaduto davvero, settant’anni fa, in Toscana. È un gesto sconvolgente ma non casuale. Fu ripetuto.
Metterlo così, nero su bianco, è impressionante. Ma bisogna farlo, dobbiamo vincere il senso di vergogna verso il genere umano e fissarlo, sempre: è l’impegno doloroso della memoria. I militari tedeschi fecero questa cosa orrenda in Toscana mentre sterminavano almeno quattromilacinquecento civili. Per esempio a Sant’Anna di Stazzema (12 agosto 1944), nel Padule di Fucecchio (23 agosto) e a Vinca, sulle Apuane, esattamente oggi, l’oggi di sette decenni fa. A Vinca, come raccontano i sopravvissuti, il martirio ebbe anche una crudeltà supplementare, quella della durata e della persistenza. Perché i carnefici di Reder attesero che la gente tornasse tra le case dai propri nascondigli, per piangere e seppellire i propri morti, e a quel punto tornarono, per assassinare anche loro.
Lanciare in aria un bambino o un feto e sparargli alla testa. Lo chiamavano in un modo atroce: tiro al pettirosso. Esistono precise testimonianze che legano agli eccidi toscani quell’atto di massacro, così difficile da credere. Dentro quel gesto, c’è il ripudio dell’umanità. Lo spregio della vita e dell'infanzia, della maternità. E c’è una terribile verità. C’è la liturgia del male.
Il ripetersi di quell’esecuzione dimostra che esisteva un codice comportamentale della ferocia. Non erano mosse improvvise, dettate da un istinto bestiale; erano prassi. E questo, ogni volta che riaffiora, sconvolge.
Eppure Sant'Anna, il Padule e Vinca sono dei luoghi bellissimi, dove, basta andarci, si incontrano le due coordinate della vita: la natura incontaminata e l'umanità vera. L'ambiente e le persone. Luoghi speciali, di una bellezza profonda, fatti di boschi e paludi, montagne e ruscelli, uccelli migratori e tramonti limpidi. Luoghi che ti fanno piangere, ma, per miracolo, riescono anche a darti pace. Che cosa proviamo quando ci andiamo? Oggi al Porto delle Morette, in Padule, quando le commemorazioni e i discorsi ufficiali di ieri saranno alle spalle, tornerà il silenzio magico e unico di un’area umida tra aironi e cicogne, pesci e libellule. Da domani sui monti di Vinca accadrà la stessa cosa.
È la bellezza contro l’orrore. La bellezza che da una parte, proprio perché stride con le storie di quei posti, le rievoca, e riesce a mantenerle vive; dall'altra tenta, ogni volta, di vincere questa lotta impari, per far prevalere la pace.
Perché vincere è necessario. Altrimenti, settant’anni fa come oggi, quando l’odio e l’orrore intercettano il percorso dell’esistenza di un bambino, siamo tutti sconfitti.
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