Gioco
In tenda con tre figli per due mesi: «Ma presto riavremo una casa»
La storia di Emiliano e Francesca: «Ci sono momenti bui, però non abbiamo mai perso la speranza». Aiutati da Gabriella Fiumalbi e dal compagno Valerio Vatteroni: catena di solidarietà commovente
LIVORNO. «Erano decenni che non c’era un’estate così piovosa e noi ce la siamo vissuta tutta, intensamente...». Un pizzico di ironia, un velo di pudore. Sofferenza, e tanta commozione per aver superato, con dolore e coraggio, il momento più difficile della sua vita. Per due mesi e mezzo Francesca Becucci, 35 qanni, col marito Emiliano Bendetti, 42, e tre figli di 2, 7 e 10 anni, ha vissuto in tenda, su un terreno in via della Padula. Giornate dure, sotto la pioggia, tra i topi e la fauna della campagna, in condizioni igieniche precarie e senza un soldo. Armata solo dell’amore, che ha tenuto la sua famiglia unita. E della forza di volontà, che le ha permesso di andare avanti e di credere in una nuova possibilità. «Ho sofferto tanto - dice con gli occhi lucidi - i miei figli si sono ammalati: abbiamo mangiato rane, fatto la doccia nei box dei cani e vagato in auto di notte per non morire soffocati nel fango, sotto al diluvio. Ma non ci siamo arresti».


Francesca mostra le tende dove dormivano. Sotto, i box dei cani dove facevano la doccia (Silvestri/Pentafoto)
Una storia invisibile, che è stata portata alla ribalta dall’attenzione e dalla generosità di una donna, Gabriella Fiumalbi, che con determinazione disinteressata ha preso a cuore questo caso e ha lottato, cercando e trovando un aiuto concreto sia dalla gente sia dalle istituzioni. Gabriella insieme al suo compagno Valerio Vatteroni, noto avvocato e campione del basket, s’è data da fare per aiutare la famiglia livornese. E alla fine è riuscita a ottenere per loro una stanza temporanea in un affittacamere con la prospettiva di avere una casa popolare in via della Bassata, che dovrebbe essere consegnata a Francesca ed Emiliano fra 6 giorni. «L’ho fatto col cuore: aiutare gli altri fa bene anche a se stessi. Questa è un storia d’amore», dice Gabriella.
Gabriella e Francesca con in mano il cuore che è stato loro regalato dal Don Luciano (Silvestri/Pentafoto)
L'inizio della crisi. Tutto è cominciato quando Emiliano, muratore titolare di una ditta edile individuale, la scorsa primavera ha perso il lavoro. Lui ha cercato varie alternative, fatto lavoretti per cercare di sbarcare il lunario, ma mantenere tre figli era difficile. «Già due anni fa, a causa delle difficoltà economiche, avevamo provato a trasferirci a Valtriano di Fauglia, per pagare un affitto più basso - racconta Francesca - ma senza un lavoro stabile e con tutte le spese legate ai figli, non ce la facevamo». Spinti dalla disperazione, a maggio Francesca ed Emiliano hanno occupato una casa: «Siamo andati a Colline e abbiamo occupato un alloggio popolare. So che abbiamo sbagliato, ma non vedevamo la fine del tunnel. Per dimostrare la nostra buona volontà, mandavamo ogni mese un assegno al Comune di 30-40 euro. Io, però, non ce la facevo a stare lì: mi sentivo in colpa perché stavo togliendo la casa a una persona che, come me, ne aveva bisogno. E allora io stessa, d’accordo con mio marito, mi sono “costituita” chiamando la polizia municipale». La famiglia si è quindi trasferita in una tenda su un terreno di un amico. Tra mille stenti: una tettoia sopra ai fornelli, due tende con l’incerata per dormire. Mille disagi e l’esigenza, quotidiana, di dover spiegare ai bimbi quello stile di vita ai margini.

Il luogo nel terreno alla Padula dove la famiglia Benedetti cucinava (Silvestri/Pentafoto)
Gabriella: angelo per caso. È a questo punto, nel momento più buio, che è arrivata Gabriella. «È il nostro angelo», dice Francesca. Gabriella e Valerio sono venuti a conoscenza della situazione della famiglia livornese dalla chiesa/capannone di via della Padula. Lo racconta la stessa Fiumalbi: «Ero a una messa in ricordo di un amico quando ho saputo della storia di Francesca. Vedere quei bambini vivere nella mota e, ciononostante, la forza di Francesca e di suo marito, mi ha smosso qualcosa dentro. E così ho scritto dei volantini e li ho messi nelle cassette della posta di tutti i residenti del quartiere, chiedendo aiuto. La gente ha reagito subito ed è partita una catena di solidarietà commovente: ciascuno ha fatto la sua parte. C’è chi ha donato cassette di frutta e verdura, chi soldi, chi vestiti, chi solo una parola di conforto. Il dentista Paolo Casagni si è offerto di curare i bimbi: ognuno ci ha messo il cuore».
I giochini dei bimbi di 2, 7 e 10 anni (Silvestri/Pentafoto)
Arriva l’alloggio. Anche il Comune ha fatto la sua parte. «Mi sono rivolta al sindaco Filippo Nogarin - dice Gabriella - che mi ha messo in contatto con l’assessora Ina Dhimgjini e con Giovanni De Bonis dell’ufficio Casa. Grazie al loro impegno, è venuta fuori la possibilità di un alloggio. Questo è un miracolo». Chi volesse aiutare la famiglia Benedetti può rivolgersi a Francesca al 331-7242330.
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