Gioco
Dai ministri a Nogarin il potere è spettacolo
Com’è cambiata la politica nella cosiddetta “società dello spettacolo”? Sarebbe un tema interessante per un dibattito, non fosse che forse i dibattiti non usano più molto, e preferiamo insultarci tutti su Fb.
Ma per capire a cosa mi riferisco, basta rileggere le cronache degli ultimi anni. Gli esempi sono talmente tanti che qualunque pretesa di elenco sarebbe velleitaria.
Si può allora prendere qualche immagine rappresentativa, e meditarci su. Una rappresentativa è sicuramente quella della Boschi che si fa fare le treccine dalla bambina congolese sull’aereo.
Nella “società dello spettacolo” non possiamo contentarci di grigi burocrati che semplicemente facciano il loro dovere, vogliamo piuttosto qualcuno che, governandoci, ci intrattenga.
Per questo i politici raccontano barzellette, fanno battute, e i comici fondano movimenti. Sia chiaro che questa tendenza attraversa tutto l’arco costituzionale, senza distinzioni di destra e sinistra, come la foto del culo della Bacchiddu testimoniò per la Lista Tsipras.
E per quanto molti militanti si affrettarono allora a soccorrere il gesto inneggiando alla liberazione (“un corpo liberato” sentenziò una femminista su qualche blog), nessuno riuscì davvero a convincerci del fatto che mostrarsi in costumino sulla barca non fosse cosa banalmente comune a tutte le signore, di destra, di sinistra, di centro, purché dotate di smartphone e almeno un po’ orgogliose della loro tenuta fisica (per tacere del fatto che, allora, tutti disquisirono sulla liceità del culo, tacendo però sulla bella barca, a dimostrazione che la luna e il dito ingenerano ancora fantastici qui pro quo).
Nel nostro piccolo, a Livorno, abbiamo i selfie di Nogarin a Favignana e, dopo i biltz notturni in porto, l’annuncio di un prossimo lancio con il paracadute insieme ai parà della Folgore. La società dello spettacolo pare insomma declinarsi a Livorno nel segno del vitalismo dannunziano.
Da letterato devo dire che la cosa mi fa piacere, lasciandomi pregustare ulteriori e mirabolanti sviluppi.
Trovandomi poi fra coloro che, per fortuna, non devono mangiare con l’economia livornese, posso dedicarmi a questi aspetti apparentemente marginali della cosa politica e godermeli fino in fondo senza cruccio.
Posso allora sperare che dopo il lancio in paracadute si proceda alla trasvolata di Fiume (o dei Bagni Fiume) in deltaplano e, se non chiedo troppo, alla Beffa di Buccari in canotto. Forse rientra tutto in quello che il giornale “Senza Soste” ha definito «un esperimento politico nazionale».
Di questo esperimento, forse, fa parte anche questa riconferma della legge di gravitazione universale col paracadute.
Io, per me, mi sento di suggerire al Sindaco di non esporsi a inutili pericoli, perché la città che lo ha eletto pare più che mai aver bisogno di lui, tanto più che adesso pare ci sia finalmente la Giunta al completo.
In attesa di vedere gli sviluppi, però, parto per le ferie anch’io. Vado in Sardegna, in barca. Proprio come la Bacchiddu. Ma no, non sperateci.
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