Il Tirreno

Livorno

«Dateci i nostri diritti di figli di portuali»

di Giulia Mancini
«Dateci i nostri diritti di figli di portuali»

La Compagnia: finiti i tempi d’oro, stringiamo la cinghia per la crisi

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LIVORNO. «Nessuno oggi può permettersi di rifiutare un lavoro, ma come possiamo pensare di vivere, pagare un mutuo, mantenere una famiglia, guadagnando 800 euro al mese?». E' questa la domanda che da giorni si fanno le undici persone, tra lavoratori e soci, della cooperativa Csl. Sono chiamati ad accettare la proposta, da parte della Compagnia Portuale, di lavorare per la Cft, colosso cooperativo partner dei portuali.

«La nostra storia inizia quando tra il 1998 e il 2002, scorrendo la graduatoria come figli di portuali, siamo stati assunti nella consociata Sia, una società di Fratelli Elia e Compagnia (50% a testa), chiusa nel 2009», spiega Gabriele Viacava: «Da allora l'anno di mobilità, la precarietà, su consiglio della Compagnia, – afferma – abbiamo deciso di aprire questa cooperativa che per debiti deve chiudere. E noi ci troviamo senza un impiego, costretti ad accettare una proposta che ci prende con l'acqua alla gola».

I lavoratori della cooperativa Csl si sono riuniti in questi giorni nella sede del Palazzo dei portuali con la speranza di poter essere ricevuti dei vertici della Compagnia.

«Abbiamo già avuto un incontro con questi lavoratori», precisa Fulvio Franchini» dirigente della Compagnia portuale: «Nell'organizzazione del piano industriale gli stessi sono stati inseriti nella cooperativa del Cft, Arca Ambiente. Lo stipendio è proporzionato a quello di categoria per le pulizie».

«Siamo appena stati informati che il signor Dalli ci riceverà in settimana», dice Susanna Gufoni: «Come figli di lavoratori portuali, per statuto, abbiamo diritto – ribadisce – a un posto di lavoro nella Compagnia oppure nelle consociate, noi chiediamo che non ci venga abbassato lo stipendio attuale».

Si respira tensione nei corridoi della Compagnia. Quel diritto di figli di portuali è rimasto nero su bianco ma al tempo stesso i portuali hanno vissuto negli ultimi due-tre anni ristrutturando radicalmente la propria società che era finita a un passo dal patatrac. Anzi, forse meno di un passo.

Dal quartier generale della Compagnia ripetono che l’assunzione dei figli, tradizione comune a varie cooperative, è ormai solo sulla carta perché da tempo non ci sono le condizioni per assunzioni. Le uniche fatte – viene specificato – riguardano figure specializzate, per le quali non vale la priorità per i figli dei portuali.

Tutto questo, però, non rende meno difficile la situazione degli addetti della coop che ora dovrebbe essere inserita all’interno della galassia Cft, partner della Compagnia sul fronte del porto. Lo dicono i diretti interessati: «Noi crediamo sia giusto far conoscere alla cittadinanza una situazione di crisi, si tratta di undici famiglie sull'orlo del precipizio, molti non arrivano alla fine del mese», aggiunge Susanna Mattei.

«Sono finiti i tempi d'oro della Compagnia in cui si poteva trovare lavoro con facilità», riprende Franchini: «Non è un segreto per nessuno che si sta vivendo una situazione di crisi: da cinque anni molti lavoratori sono in cassa integrazione e mobilità. Le riduzioni ci sono state anche nel direttivo: da sei siamo in tre adesso», aggiunge.

«Noi sappiamo la situazione di crisi che vive attualmente la Compagnia, non chiediamo di essere assunti da loro, comprendiamo tutte le loro difficoltà», continua Gabriele Viacava: «Ma chiediamo – sottolinea – di essere reintegrati con il nostro stipendio attuale che poi, va detto, è uno stipendio minimo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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