Il Tirreno

Livorno

A Barriera Garibaldi il fascino dell’Ottocento prigioniero del degrado

di Roberto Riu
A Barriera Garibaldi il fascino dell’Ottocento prigioniero del degrado

All’inizio del prossimo anno traslocherà la scuola d’infanzia Il rebus del futuro per una piazza che ha perso l’identità

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LIVORNO. Transenne, recinzioni arrugginite, tetti sfondati e muri cadenti: non è decisamente un bel vedere quello che si incontra girando nei dintorni di Barriera Garibaldi.

Partendo dal lato nord si trova uno dei capannoni gemelli e simmetrici che compongono l'antica barriera doganale: l'edificio, che, almeno a prima vista, non sembra mostrare particolari problemi, ospita attualmente diversi veicoli della Polizia Municipale e guardando all'interno si possono ancora osservare integre le sue magnifiche capriate in legno che alcuni mesi fa sono state oggetto di una ricerca da parte di studenti della Facoltà di architettura dell'Università di Firenze.

Proseguendo ci troviamo dinanzi ad uno dei fabbricati principali della barriera, quello dove ha sede la scuola d'infanzia "La guglia", che però all'inizio del 2015 dovrebbe trasferirsi nel nuovo complesso scolastico di via Stenone. L'edificio, a cui nel frattempo sono state sostituite le finestre, rimarrà perciò vuoto e dovrà trovare un'altra destinazione che però non potrà prescindere dal suo restauro, a partire dalla facciata principale che è transennata da qualche anno per la caduta di frammenti lapidei: il fabbricato, come recita la targa accanto al portone, ha dato sede in passato alla Circoscrizione 2 e risulta restaurato nel 1981.

A pochi metri di distanza non passa poi inosservato il piano metallico della pesa pubblica, dismessa ormai da anni ed intanto transennata per evitare incidenti ai passanti: resta da chiedersi a chi ed a cosa serva oggi tale impianto.

Attraversiamo la strada e ci troviamo dinanzi all'edificio gemello della barriera, quello dove ha sede il circolo "Divo Demi": all'apparenza abbastanza integro, per quel fabbricato, quattro anni fa, proprio sul nostro giornale, venne per altro evidenziata la presenza infiltrazioni e cattiva tenuta di solai: in poche parole veniva detto che la sede del circolo «sta cadendo a pezzi».

Una recinzione in legno tutta disegnata e variopinta, ormai divelta in più punti, racchiude invece il capannone posto a sud della barriera: l'antica struttura si presenta parecchio degradata e col tetto sfondato.

E le cose non migliorano proseguendo per via Capocchi guardando il capannone ad angolo, aggiunto alla fine dell'Ottocento0, e che sbuca sul viale Ippolito Nievo: l'edificio è all'esterno quasi completamente racchiuso da una rete di plastica arancione sostenuta da una impalcatura metallica.

Girando su viale Ippolito Nievo, dopo tanta tristezza, si trova finalmente un tocco d'allegria con il coloratissimo cancello d'ingresso della sezione pattinaggio e danza sportiva del Circolo "Divo Demi".

Ma la felicità dura poco: eccoci davanti al residuo delle Mura Lorenesi dove spicca malinconicamente uno dei suoi portoni in legno chiodato, mezzo marcito e perciò chiuso alla sua base da una muratura.

Attraversando di nuovo via Garibaldi si trova la continuazione delle Mura e possiamo vedere l'altro portone in legno chiodato, anch'esso molto degradato.

Eccoci perciò in piazza Ferrucci dove si affaccia il campo di calcio “Aredio Gimona”. E qui in bella vista, al di là del cancello, ci troviamo dinanzi ad un vero e proprio rudere, con il tetto sfondato, con i muri esterni privi di qualsiasi traccia d'intonaco e circondato con una recinzione metallica.

L'edificio si trova adiacente ad un altro fabbricato, più piccolo, ma forse coevo, che adesso ospita la sede del Gruppo sportivo Ardenza che proprio pochi giorni fa ha preso in gestione il campo di calcio.

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