Gioco
Leggi Livornine sui muri la storia si legge in strada
Tra via Goito e via dell’Ambrogiana sono comparsi alcuni estratti della Costituzione di Ferdinando I che resero la città il porto d’Europa
LIVORNO. A Livorno i muri bianchi sono sempre durati poco, nemmeno fossero pagine da riempire a tutti i costi. Usati da sempre - alimentando l’ira di chi abita nelle vicinanze - per scriverci sopra di tutto: offese e sfottò sportivi in primis, ma anche messaggi d’amore, slogan o per farci semplicemente disegni o ritratti di personaggi storici.
«È ventidue anni che mi sembra di parlà co’i muri», scriveva ironicamente il compianto Zeb in una delle sue creazioni più riuscite.
Ma mai la parete di una strada era stata usata come un libro di Storia, uno spazio pubblico dove raccontare il passato della città per non farlo dimenticare, morire, scomparire.
Così stavolta il murales è diventato un mezzo per alimentare e condividere la memoria di Livorno.
Forse è da qui - ma è una supposizione - che deve essere nata l’idea di riportare alcuni passaggi delle Leggi Livornine, il manifesto del libero mercato scritto dal Granduca di Toscana Ferdinando I de' Medici nel 1591 e che di fatto, unite all'istituzione del porto franco e alla neutralità del porto, favorirono l'afflusso in città di numerosi mercanti stranieri. E consentirono a Livorno di diventare il porto d'Europa e la città delle libertà di culto.
«A tutti voi Mercanti di qualsivoglia Nazione, Levantini, Ponentini, Spagnuoli, Portughesi, Grechi, Tedeschi, Italiani, Ebrei, Turchi, Mori, Armeni, Persiani, ed altri concediamo - si legge - reale, libero e amplissimo salvacondotto e libera facoltà e licenza che possiate venire stare, trafficare, passare, abitare con le famiglie, e senza partire, tornare e negoziare nella città di Pisa e terra di Livorno».
Le scritte, effettuate con la tecnica dello stencil (una maschera di cartone con le lettere che viene appoggiata al muro e colorata con una bomboletta spray) sono comparse nei giorni scorsi all’incrocio tra via Goito e via Beppe Orlandi, e all’incrocio tra via dell’Ambrogiana e la stessa via Goito, sempre nella zona di San Jacopo.
Ancora non è chiaro chi sia l’autore del graffito e nemmeno il significato che abbia voluto dare al suo gesto: provocazione? Un buon auspicio per il futuro della città? Rimpianto per un tempo passato?
Fatto sta che qualunque sia stata l’obiettivo, l’autore ha fatto sì che almeno per pochi secondi, magari passando distrattamente lungo via dell’Ambrogiana o via Goito, un ipotetico osservatore sia stato attratto da quelle scritte blu, le abbia scorse un po’ incuriosito e magari adesso non le dimentichi più.
@fedelazzotti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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