Sicurezza
Caro Nogarin, ora governa
Appello-strigliata di monsignor Razzauti: alt a fantasie e nostalgie
LIVORNO. «Per favore salviamo Livorno ! Da una parte abbiamo certi “nostalgici” che non sanno accettare la sconfitta; dall'altra persone che fanno proclami ma non hanno esperienza di “governare”. Da una parte chi ha "distrutto" una città e dall’altra chi non riesce a proporre idee per “rinnovarla”». Parte da qui l’appello di mons. Paolo Razzauti: non dal pulpito bensì dal profilo Facebook con un appello al sindaco Nogarin («ci conosciamo da oltre venti anni, ti stimo come persona»). «Ti chiedo una cosa soltanto: inizia a "governare" la Città libero da legacci e legaccini». E aggiunge: «Il sindaco sei tu, la gente non ha votato un partito o un movimento ma ha votato te contro una certa "politica"».
Don Paolo chiede «da lunedì» a Nogarin di governare davvero. «E, se permetti, scegli tra i tuoi collaboratori anche qualche livornese: ce ne sono di bravi ed intelligenti e, soprattutto, che conoscono le realtà che devi e dovrai affrontare». E conclude con un appello al sindaco: «Prendi in mano le redini e vai avanti! Livorno ha bisogno di concretezza e non di "fantasia" o di "nostalgia"».
Il sacerdote incassa un apprezzamento che sarebbe sciocco definire bipartisan perché in realtà è ancor più largo. Basti dire che lo sottoscrive un ex consigliere comunale di Rifondazione comunista come Otello Chelli («mi associo in toto a quanto chiede Paolo Razzauti»). Idem anche per un’altra ex di Palazzo civico come la diessina Silvia Fugi (oltre a “firmare” l’appello, ribadisce che «Livorno merita di essere amata. Di un amore profondo e non frivolo. Sono stufa della superficialità di vincitori e vinti. Sento il bisogno di un po' di sana pesantezza di idee, progetti, contenuti. L'eccesso di leggerezza in Politica sta paradossalmente diventando un fardello insopportabile»). Senza contare il posto di Davide Cecio, ex leader della Margherita labronica («io ti ci taggo Filippo Nogarin, perché il futuro di Livorno passa soprattutto dalla capacità di ascoltare, e quella è una prerogativa che spesso in politica la si affoga nella presunzione di sapere tutto, con l'amicizia che sai...»).
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