Il Tirreno

Livorno

«Ma quale vita dorata, ci siamo pagati tutto noi»

di Federico Lazzotti
«Ma quale vita dorata, ci siamo pagati tutto noi»

Caterina Mendella: gli investigatori hanno creduto a un evasore fiscale non ci sono prove contro Massimo, ma intanto sono due mesi che è in carcere

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LIVORNO. «Altro che vita dorata, Massimo ed io abbiamo sempre lavorato e risparmiato. Non abbiamo mai scialacquato con i soldi. Anzi. Figuratevi che l’unico viaggio che abbiamo fatto è stato quello dopo le nozze. Invece da questa indagine è venuto fuori che mio marito prendeva le mazzette per fare la bella vita: giornalisticamente capisco che sia una ricostruzione affascinante, ma secondo voi uno che sta facendo una carriera così brillante, che per sta per diventare generale, e che ha vissuto fin da piccolo nel culto della legalità, si rovina la vita in questo modo?».

Caterina Mendella parla per la prima volta a 67 giorni dall’arresto del marito, l’ex comandante provinciale della guardia di Finanza di Livorno Fabio Massimo Mendella, rinchiuso nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere dal 12 giugno scorso. Quella mattina gli agenti della Digos di Napoli lo prelevarono dal suo ufficio, alla Caserma Russo, mostrandogli l’ordinanza firmata dal giudice Dario Gallo. All’interno le accuse di concussione e rivelazione di segreto d'ufficio mentre era a capo della sezione verifiche prima in Campania e poi a Roma.

Durante la lunga chiacchierata la moglie racconta però un’altra verità, molto diversa da quella che emerge dalle carte dell’accusa dei pubblici ministeri Vincenzo Piscitelli e John Woodcock. Una verità che ridotta ai minimi termini suona più o meno così: «Mio marito è stato incastrato perché stava indagando proprio sulle irregolarità di chi lo accusa e gli inquirenti non hanno prove del passaggio di denaro, perché non è mai avvenuto».

Signora, partiamo dalla fine: come sta suo marito?

«Non è facile accettare di stare in carcere, soprattutto per uno come Massimo che è sempre stato dall’altra parte, quella della legalità. Ecco perché il suo stato d’animo cambia rapidamente. Quando sono andata a trovarlo a volte l’ho visto depresso, altre arrabbiato, ma sempre fiducioso - come me - nella giustizia. L’ultimo a incontrarlo la settimana scorsa è stato il nostro avvocato. Mi ha detto che lo ha trovato meglio, ma non so se me lo ha raccontato per tranquillizzarmi oppure perché è davvero così».

Le accuse nei confronti del colonnello sono pesantissime: si sarebbe fatto dare attraverso un complice (il commercialista Pietro Luigi De Riu anche lui arrestato) quasi un milione di euro per chiudere un occhio sulle verifiche nei confronti del gruppo Ghota spa...

«Conosco le accuse. Ma bisogna vedere anche da chi sono fatte e soprattutto le prove che ci sono per dimostrarle. Chi accusa mio marito di essere un delinquente è un evasore fiscale sul quale Massimo ha eseguito diversi accertamenti fiscali come spiega bene il nostro avvocato nella richiesta di Riesame: “Tra il 26 maggio 2011 e il 13 giugno 2013 - si legge - ci sono ben 14 comunicazioni sulle indagini svolte sul gruppo Gotha e Mendella le comunica ai pm. Dentro ci sono le prove raccolte contro i fratelli Pizzicato e altre sei persone, che attraverso un’associazione a delinquere e frodi tributarie avrebbero sottratto al fisco oltre 60 milioni di euro. Una truffa realizzata attraverso una complessa rete di società italiane ed estere. Solo che il pubblico ministero ha omesso di trasmettere al giudice le 14 comunicazioni”».

Dall’ordinanza emerge che suo marito oltre ai soldi si sarebbe fatto pagare anche viaggi, cene e feste...

«A dire il vero non ci sono prove che quei soldi siano stati versati a mio marito. Ad esempio, per le case che abbiamo comprato a Roma e a Fondi, le abbiamo pagate con i nostri risparmi e con due mutui che stiamo ancora pagando. Per quello che riguarda le vacanze e la bella vita, invece, c’è da fare un discorso preciso. L’accusa parla di cinque giorni in Sardegna nell’estate 2006. In quella vacanza dove ero presente anch’io - ripeto - cinque giorni, non un mese, posso dire che abbiamo pagato tutte le spese con i nostri soldi».

Questo aspetto potete farlo presente ai pubblici ministeri portando i riscontri dei pagamenti, i conti correnti, le ricevute...

«Al momento non riusciamo a recuperare gli estratti conto, ma vi posso dire che quella vacanza ce la siamo pagata, potevamo permettercela, mio marito aveva un ottimo stipendio e anche io lavoro, prima come farmacista e poi come informatrice medica. In questi anni abbiamo risparmiato, dirò di più: rispetto a quello che potevamo permetterci abbiamo vissuto al di sotto delle nostre possibilità, cercando di costruirci un futuro. Mai una vacanza, nel weekend a casa e la domenica a mangiare dai genitori di uno oppure dell’altro».

Però il quadro accusatorio racconta di feste vip alle quali l’ex colonnello avrebbe partecipato. In particolare quella per il compleanno del presidente degli industriali di Napoli dove erano invitate anche le famiglie di Ciro Ferrara e Fabio Cannavaro, entrambi estranei all’indagine.

«Mio marito è da sempre un tifoso del Napoli e non credo ci sia alcun male a esserlo, tutti hanno la propria squadra del cuore. Quella sera credo che sia stato un caso quello di partecipare alla festa: erano su un gommone, c’era un party, si sono affiancati e hanno partecipato perché non so scosì conosceva alcuni invitati».

Dopo l’arresto è più tornata a Livorno?

«Sì, sono tornata e dovrò tornare ancora per svuotare l’alloggio di servizio. Vista la situazione in cui mi trovo hanno prolungato il termine per la fine di settembre. Prima di quella data dovrò liberare l’appartamento dalle nostre cose, per metà l’ho già fatto».

Dopo l’arresto di suo marito qual è stata la reazione dei colleghi? Le hanno voltato le spalle o hanno cercato di starle vicina?

«Devo dire che soprattutto i colleghi livornesi ogni volta che vado mi chiedono come sta. Questa storia ha sconvolto anche loro. Ma più in generale ha sorpreso tutte le persone che ci conoscono, perché nessuno si sarebbe mai aspettato nulla di simile».

Adesso che il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta di scarcerazione la cosa si è complicata ancora di più...

«Stiamo aspettando che il giudice depositi le motivazioni affinché il nostro avvocato possa leggerle e capire i motivi per cui ha respinto la richiesta di scarcerazione. In effetti anche in questa circostanza siamo stati sfortunati: le vacanze estive hanno rallentano tutto. E detto sinceramente con quella richiesta di scarcerazione così dettagliata ci aspettavamo e speravamo in un esito diverso. Quello che non mi va giù è che in Italia ci sono criminali che commettono le più grosse atrocità che vengono liberati dopo pochi giorni, mentre mio marito è rinchiuso in quel carcere da più di due mesi e non sappiamo quanto dovrà restarci. Sarebbe già molto se potesse tornare a casa dalla sua famiglia e soprattutto da sua figlia».

Cosa ha raccontato a sua figlia per giustificare l’assenza del padre?

«La bambina ha 5 anni e quando il padre è stato arrestato stava per festeggiare il compleanno. Le ho detto che era dovuto andare via per lavoro e che non sarebbe tornato per qualche mese. L’altro giorno, a distanza di mesi, mi ha detto: “Certo mamma, papà sarebbe potuto tornare almeno per il giorno del mio compleanno”. Non le dico la verità per un motivo semplice: non voglio che cresca con l’idea che la Giustizia le abbia fatto del male. E poi francamente non saprei come spiegarle che suo papà è in carcere. È già difficile per me farmene una ragione».

@fedelazzotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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