Il Tirreno

Livorno

Fuori le slot machine dal bar Folletto

di Giorgio Carlini
Fuori le slot machine dal bar Folletto

Il proprietario: «Preferisco rinunciare a qualche euro ma essere a posto con la coscienza»

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LIVORNO. «Con l'incasso di quelle macchinette potrei coprire le spese di luce e affitto. Ma avrei un altro prezzo da pagare: quello della dignità della persona. Nessun compromesso con la mia coscienza: le slot restano fuori dal mio locale».

Quella di Gianni Perini, titolare del bar Il Folletto di piazza Cavour, è una scelta fatta di etica e coerenza: da oltre 30 anni lavora nel ramo della ristorazione, e ha sempre detto no ai videopoker. Gli è bastata una piccola parentesi negli anni '90, quando ha visto con i suoi occhi gli effetti devastanti di una macchinetta mangia-soldi sulla pelle di chi, moneta dopo moneta, finiva per gettarvi tutti i propri risparmi nell'illusione di una vincita milionaria.

«Da oltre 10 anni abbiamo intrapreso l'attività in piazza Cavour - racconta - qui le slot non sono mai entrate, e mai lo faranno. Troppo spesso - aggiunge - si leggono sui giornali le storie di persone che si sono rovinate con quegli apparecchi infernali. Certo: ci sarà anche chi, una volta tanto, riuscirà a fare "jackpot". Ma chissà se con una vincita riuscirà almeno a recuperare metà di tutto ciò che avrà speso in precedenza...".

Oggi a fare notizia sono soprattutto quei gestori che, dopo aver installato le slot machine, decidono di staccare le spine delle macchinette.

Per Gianni, invece, il videopoker ha sempre rappresentato un inganno. Un po' come somministrare al cliente un’illusione. Senza contare poi che spesso i “malati del gioco” possono anche causare problemi e situazioni spiacevoli all'interno dei locali. «Qua al Folletto vogliamo garantire la qualità e preservare un certo tipo di clientela - fa presente Perini - anche se a mio avviso è sbagliato pensare a una categoria specifica di amanti del videopoker. Vero, spesso a tentare la fortuna è soprattutto chi ha bisogno di soldi. Ma, proprio come accade per le scommesse dei cavalli, ci sono anche persone abbienti che finiscono per contrarre la malattia del gioco».

Solo una volta, in oltre un quarto di secolo di attività, Gianni si è trovato di fronte a un bivio. «Negli anni '90, quando avevo il bar in via Roma, avevo una sola macchinetta nel locale. In quell'occasione ho avuto modo di vedere come il videopoker abbia non solo conseguenze negative per le tasche delle persone, ma come finisca anche per provocare astio tra i giocatori. C'era chi si sentiva derubato della vincita se, dopo aver giocato per ore, vedeva un altro frequentatore fare jackpot al primo tentativo». Si finisce essere gelosi della propria macchina mangia-quattrini: «C'era anche chi mi chiedeva di non far giocare nessun altro a quella slot, in attesa che tornasse con altri soldi». Anche nei momenti meno fortunati, al bar Folletto non hanno mai pensato di ottenere qualche "entrata facile" con i videopoker? «Assolutamente no - assicura Gianni con orgoglio - Spesso parlo con alcuni colleghi che quasi si sorprendono di questa scelta. Personalmente - conclude - credo che le slot siano un guadagno solo per chi le ha inventate. Certo: anche il gestore ha un suo tornaconto. Ma poi è a lui che tocca fare i conti con la propria coscienza».

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