Il Tirreno

Livorno

Villa Maurogordato e un centro studi per farla rivivere

di Roberto Riu
Villa Maurogordato e un centro studi per farla rivivere

La proposta del prof. Panessa sull’utilizzo dell’antico edificio Il fabbricato è ormai in rovina nonostante i tanti progetti

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Che ne sarà di villa Maurogordato con la scomparsa della Provincia? «Potrebbe ospitare un centro studi sull'intercultura guardando, ad esempio, a quello esistente presso il Dipartimento di studi umanistici dell'università di Trieste, ricordando come Livorno abbia davvero moltissimo da raccontare su tale argomento e sul quale imbastire il proprio futuro anche in termini economici»: ecco l'idea lanciata dal professor Giangiacomo Panessa, già docente alla Scuola Normale Superiore di Pisa, per un eventuale riutilizzo della ormai cadente villa Maurogordato il cui destino è reso ancora più nebuloso col riassetto amministrativo in corso. Lo storico edificio d'impianto settecentesco, che sorge nella zona di Monterotondo, non lontano da villa Rodocanacchi, provvisto di un ampio parco, appartiene infatti alla Provincia sin dagli anni '70: all'epoca si pensò di ospitarvi il Museo di Storia naturale, ma poi venne preferita l'attuale sede di villa Henderson. In seguito sono stati ideati altri progetti di ricupero: il più recente, sette-otto anni fa, prevedeva di crearvi un'istituzione universitaria (si è parlato pure di un centro di formazione per gli equipaggi degli yacht) con un impegno finanziario complessivo di dieci milioni di Euro, ma il decollo del Polo Universitario di logistica, promosso dal Comune a Villa Letizia, impose un ripensamento del progetto definitivo (costato all'epoca trecentomila euro) di riqualificazione. Sta di fatto che, trascorsi quarant'anni fra studi, progetti e ripensamenti, lo storico edificio è da tempo ridotto ad un rudere: uscita praticamente indenne dalla guerra, la grande villa sembra ora reduce da un bombardamento, col tetto quasi completamente sfondato (come si vede da Virtual Earth), i solai crollati, gli affreschi disintegrati e le scale che penzolano nel vuoto, mentre alberi ed arbusti l'hanno ormai invasa. Guardandola sembra insomma di assistere a "La Terra dopo l'uomo", la serie di documentari trasmessi da History Channel in cui si ipotizza la repentina scomparsa del genere umano sul nostro pianeta. Solo che a villa Maurogordato un po' di varia umanità, nel frattempo, si deve essere affacciata visto che al suo interno non mancano scritte sulle pareti insieme a bottiglie di plastica ed altri rifiuti sparsi qua e là. Accanto all'edificio non va infine dimenticata la splendida serra metallica, ormai arrugginita ed in parte depredata, realizzata nel 1871 dalla famosa Fonderia Fratelli Gambaro per volere di Pandely Maurogordato. Ma perché, come detto all'inizio, si potrebbe parlarne come luogo da destinare all'intercultura? Un motivo, secondo il prof. Panessa, risiede senz'altro nella denominazione della villa ovvero nella famiglia Maurogordato che per un secolo, dal 1847 al 1949, ne è stata proprietaria (e all'interno vi aveva ricavato anche una cappellina greco-ortodossa): una famiglia originaria dell'isola di Chios, come pure i Rodocanacchi, ovvero fra i maggiori esponenti della vasta comunità greca a Livorno, una fra le molte nazioni presenti, sin dalle sue origini, nella nostra città che costituisce così un “unicum” nel suo genere: un concetto sottolineato anche dal sottosegretario ai beni culturali Borletti Buitoni nella sua recente visita esortando a ripartire dalle proprie radici storiche ovvero «da quell'insieme di culture che rende Livorno una città così speciale ed interessante».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa