Gioco
«Ti porto in tribunale» È record di cause civili
Livorno è la città toscana dove si registra il maggior numero di procedimenti L’avvocato: «Un dato in controtendenza visto l’aumento dei costi»
LIVORNO. Il ritratto popolare del livornese attaccabrighe e polemico, testardo nel voler avere ragione a tutti i costi e incline alla lite, soprattutto se di mezzo ci sono questioni di vicinato o controversie stradali, adesso ha una base scientifica fatta di numeri e classifiche, soprattutto se il risultato viene paragonato con le altre realtà italiane e toscane.
A rivelare i dati (e i risultati) è uno studio del Sole 24 ore che certifica come Livorno sia ai vertici delle tre classifiche che riguardano le nuove cause avviate nel 2012: processi civili, giudizi penali e liti fiscali.
Nel computo totale si scopre così che la città dei Quattro Mori è al numero 23 della classifica generale con 76,5 cause aperte ogni mille abitanti, ben al di sopra della media nazionale (è ferma a quota 70 ndr).
Un risultato che vede i livornesi al secondo posto in Toscana, dietro solo a Prato, ma davanti a realtà che nell’immaginario comune farebbero pensare a un’attività giuridica maggiore vedi Palermo, Bologna e Padova, tutte e tre alle nostre spalle.
Ma è spulciando i risultati delle tre diverse graduatorie che è possibili tratteggiare il rapporto tra i livornesi e la Giustizia, scoprendo che per le cause civili siamo tra i più assidui frequentatori del tribunale: al quattordicesimo posto in Italia con oltre 17mila nuovi procedimenti aperti.
Il che significa che un livornese su dieci nel 2012 ha intentato una causa per questioni civilistiche: liti stradali, questioni di vicinato, cause di lavoro e di responsabilità medica. E in questo conteggio non c’entrano i tempi lumaca con cui le cause arrivano alla fine del loro percorso.
«È un dato che mi sorprende - spiega Vito Vannucci, avvocato civilista e presidente dell’ordine degli avvocati livornesi - perché a livello nazionale negli ultimi anni c’è stato un forte decremento del numero delle cause aperte. I motivi sono due: l’aumento dei costi della giustizia e l’introduzione della mediazione, il tentativo di un accordo tra le parti prima di arrivare in tribunale».
La riflessione successiva è il tentativo di dare una spiegazione a questa tendenza: «Significa che siamo molto testardi, che non ci arrendiamo o che abbiamo molta fiducia nella magistratura».
Anche perché i costi per fare causa sono davvero alti e nei prossimi mesi sono destinati anche a salire, tanto che sono molti gli addetti ai lavori che sostengono la tesi di una giustizia sempre più per ricchi.
«In effetti - va avanti Vannucci - per una questione civilistica è necessario investire subito una bella cifra. A cominciare dal contributo unificato per l’iscrizione al ruolo, fino all’acconto da versare all’avvocato. A seconda dei casi si può raggiungere una cifra che oscilla tra i mille e millecinquento euro, senza essere certi dell’esito del procedimento. Ecco perché sempre più spesso le aziende prima di iniziare un percorso giudiziario fanno i conti per verificare quanto possono perdere e quanto possono guadagnare. E molto spesso alla fine se la cifra è modesta decidono di non farne di niente».
Evidentemente i livornesi la pensano diversamente e per dimostrare di avere ragione sono disposti a pagare e aspettare la decisone del giudice come pochi in Italia.
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