Attenzione
Sos meduse, l’ammoniaca non serve
LIVORNO. Siete stati pinzati da una medusa? Uscite subito dall’acqua per valutare l’estensione della lesione. Poi bagnatela con acqua di mare. Mentre si è immersi infatti non si ha la percezione del...
LIVORNO. Siete stati pinzati da una medusa? Uscite subito dall’acqua per valutare l’estensione della lesione. Poi bagnatela con acqua di mare. Mentre si è immersi infatti non si ha la percezione del danno e della sua estensione e dunque dei possibili effetti.
E dopo? Verso le punture di medusa assistiamo in questi ultimi anni ad una svolta nei criteri di validità delle cure: sono oggi considerati inutili, infatti, i rimedi della “nonna” e quelli naturali come la pietra o la sabbia calde. Occorrerebbero temperature di almeno 40-50 gradi al fine di neutralizzare le pericolose tossine. Alla stessa maniera si comporta l’azione delle urine (qui lo sostiene la Croce Rossa britannica) e dell’ammoniaca. Non sono cioè disattivanti e potrebbero, al contrario, infiammare ulteriormente la parte colpita.
Principale cosa da fare è invece lavarsi con l’acqua di mare e non con quella dolce che favorirebbe l’azione delle tossine. L’acqua salata, dal canto suo, serve per pulire la pelle dalle parti di meduse rimaste attaccate e diluire le tossine non ancora penetrate.
Per bloccare il prurito e la diffusione tossica è bene inoltre non grattarsi ed applicare, di contro, un gel astringente al cloruro d’alluminio. Ce ne sono anche di quelli antizanzare da applicarsi più volte al giorno.
Non hanno poi alcun effetto le creme al cortisone ed antistaminiche, perché entrano in azione con ritardo quando ormai mediamente il massimo della reazione va esaurendosi in modo naturale.
Da evitare, successivamente, l’esposizione al sole della parte coinvolta, coprendola anche per svariati giorni. La zona interessata, infatti, tende a scurirsi perché resta sensibile alla luce solare.
Prevenzione efficace: nuotare con occhialini oppure maschera aiuta a guardare sott’acqua e scorgere eventuali pericoli. Le meduse si muovono abitualmente in verticale. Non sono loro che vengono verso di noi, bensì il contrario. Le creme antimeduse, infine, prendono spunto dal pesce pagliaccio che possiede una sostanza repellente. Quelle in commercio sono attualmente associate a filtri solari. Effetti: rendono scivolosa la pelle e difficile l’aggrapparsi dei tentacoli, confondono il meccanismo di ricognizione delle meduse, bloccano il sistema d’attivazione delle cellule urticanti.
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