Il Tirreno

Livorno

«Così la villa a Montenero sarà regolare»

di Federico Lazzotti
«Così la villa a Montenero sarà regolare»

I proprietari di un immobile in via Fraschetti coinvolti nell’indagine sui presunti abusi annunciano una variante al progetto

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LIVORNO. È stata l’ultima a essere sequestrata dai carabinieri nell’ottobre 2013 nell’inchiesta sui presunti abusi edilizi a Montenero, ora è la prima a cambiare faccia nel tentativo di rispettare i canoni imposti dalla normativa. Si tratta della villetta in via Fraschetti di proprietà di Giovanni Carlini, già dissequestrata dal tribunale di Livorno a fine aprile.

Scrivono i pubblici ministeri Daniele Rosa e Massimo Mannucci (nella foto): «Opere edilizie abusive, consistenti nella realizzazione di una nuova abitazione indipendente su area inserita nel “Sistema Ambientale”... realizzando degli elaborati progettuali nei quali veniva omesso di calcolare le superfici del sottotetto e del seminterrato nonostante la loro evidente destinazione residenziale...», non rispettando «le distanze tra il garage e la zoccolatura di sostegno della terrazza e il confine con la proprietà vicina».

Ad annunciare la richiesta di una variante al progetto è l’avvocato Barbara Ghini che difende oltre al proprietario anche l’architetto Stefano Micheli. Spiega il legale: «Giova ricordare come – allo stato attuale – di tale progetto sia stato gettato soltanto il solaio del piano terreno, previa realizzazione delle fondamenta, e non siano state riscontrate difformità rispetto al progetto approvato dal Comune ed oggetto del rilasciato permesso a costruire. Peraltro di tale progetto, onde evitare qualsiasi dubbio di legittimità, con particolare attenzione all’altezza del locale garage ancora allo stato di progetto, è allo studio una variante che, pur lasciando inalterate le caratteristiche di pregio dello stesso, prevede lo spostamento del locale in un’altra zona rispetto a quella già oggetto di permesso a costruire. E ciò onde fugare ogni e qualunque possibile censura in termini di legittimità derivante anche dalla sola interpretazione delle norme in vigore».

Più in generale l’avvocato cerca di chiarire come «le contestazioni mosse dalla Procura hanno ad oggetto due punti fondamentali: l'illegittimità del Piano Regolatore laddove alcune aree che il Piano Strutturale inseriva in area di tutela ambientale, con l'approvazione del Regolamento Urbanistico sono state poi inserite in “area ville con giardino” con ciò dando luogo ad una contraddizione tra atti normativi. Il secondo punto riguarda un uso effettivo di locali invece non abitabili – sottotetti, cantine e garage - da parte dei proprietari, con il concorso di progettisti e ditte costruttrici. Sotto il primo profilo, siamo di fronte a una vera e propria norma di legge in vigore che il cittadino ha il dovere di osservare e gli uffici, dal dirigente a tirare in giù, hanno il dovere di curarne l’osservanza, salvo incorrere nel reato di omissione di atti d'ufficio. Per quanto riguarda, poi, un’eventuale responsabilità penale in relazione alla legittimità di tale normativa locale, sempre ammesso che di responsabilità penale si tratti, si dubita fortemente che i soggetti da indagare siano i destinatari della norma stessa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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