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«Morto l’ex marito incassa gli alimenti per tre anni»
Ex moglie a processo per truffa aggravata per una cifra di oltre 25mila euro La banca non avrebbe bloccato i pagamenti nonostante la comunicazione
LIVORNO. Scomparso l’ex marito avrebbe continuato a incassare ogni mese, per 34 volte, i soldi degli alimenti destinati al figlio, intascandosi una cifra complessiva di 26mila euro.
È di truffa aggravata l’ipotesi dalla quale dovrà difendersi Elisabetta Manetti, 57 anni, per dodici sposata con Mauro Michelucci, il rappresentante di cosmetici livornese, molto conosciuto soprattutto nel quartiere di Corea, scomparso nel novembre 2006 a soli 51 anni dopo una lunga malattia.
A dare il via all’indagine della Procura di Livorno, che ha poi girato gli atti ai colleghi di Firenze dove la donna tutt’ora abita e lavora, è stato l’Enasarco, l’ente nazionale che si occupa dell’assistenza e tutela di venditori e agenti.
Dall’Ente, non sapendo del decesso, hanno infatti continuato a versare i soldi della pensione a Michellucci fino al giungo 2009, alimentando il conto corrente dal quale ogni primo del mese venivano prelevati i soldi. «Nessuno ci ha mai detto che era deceduto», spiegano da Roma, dove hanno già attivato anche la pratica per il risarcimento del danno.
Dalle indagini della guardia di Finanza, è stato accertato che tra il 2006 e il 2009 l’ex moglie non sarebbe stata l’unica a prelevare il denaro proveniente dalla pensione dell’uomo.
Dagli accertamenti delle fiamme gialle, è emerso che sia la banca Unicredit che nel 1999 aveva concesso al proprio risparmiatore un mutuo per l’acquisto di una casa, sia la società San Paolo con la quale Michelucci aveva sottoscritto nel 1995 una polizza vita, hanno continuato ad attingere dal conto del rappresentante, tanto che nel luglio del 2011, quando la Procura ha chiesto di vedere il saldo, il risultato è stato quello di trovare una somma molto vicina allo zero.
Eppure dalle testimonianze raccolte tra i parenti della vittima, è venuto fuori un particolare molto interessante a livello investigativo riguardo a quello che è avvenuto nei giorni successivi alla scomparsa dell’uomo, il 24 novembre di otto anni fa.
Una delle sorelle, infatti, su consiglio del proprio legale, si sarebbe presentata nella sede della banca Unicredit di via Cairoli per comunicare la morte del proprio caro dopo aver saputo che in quell’istituto era attivo un conto corrente a nome del fratello.
Nonostante questo però il conto non è mai stato chiuso in attesa di verificare eredità e pendenze, ma ha continuato a veder transitare denaro sia in entrata (grazie alla pensione) sia in uscita (alimenti, mutuo e rate della polizza).
Gli inquirenti hanno tentato di risalire alla persona alla quale è stata consegnata la lettera, ma senza successo.
Anche perché in questo caso, la posizione del dipendente si sarebbe complicata e di molto, visto che secondo la stima effettuata dagli investigatori, la cifra che sarebbe sparita nei tre anni successivi alla mancata chiusura del conto supererebbe i 50mila euro.
Ad inguaiare la ex moglie anche un altro particolare. Infatti, se da una parte la donna avrebbe continuato sbadatamente ad incassare i soldi destinati al mantenimento del figlio, poco meno di 900 euro al mese, dall’altro avrebbe però ha dato mandato a un avvocato affinchè comunicasse la volontà da parte di suo figlio di rinunciare all’eredità del padre che negli ultimi anni di vita aveva accumulato diversi debiti nei confronti dell’agenzia delle Entrate.
Durante le indagini, oltre ai parenti del rappresentante di cosmetici sono stati ascoltati sia la ex moglie che il figlio, anche lui residente a Firenze.
La donna quando gli investigatori le hanno contestato la mancata comunicazione alla propria banca del decesso dell’ex marito avrebbe ammesso la leggerezza specificando che non sapeva di doverlo fare e in ogni caso che fosse a conoscenza che l’ex marito ricevesse un pensione e dunque che il conto venisse alimentato da questa e entrata.
Il conto alla fine è stato chiuso solo nel 2011 quando è partita l’indagine durata un anno prima che il fascicolo venisse trasferito alla Procura di Firenze dove nei mesi scorsi è arrivato il rinvio a giudizio nei confronti della donna.
@fedelazzotti
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