«Ormai le Sughere non possono più aspettare»
Filippi (Pd) presenta un’interrogazione sul carcere «Il nuovo padiglione è pronto ma resta ancora chiuso»
LIVORNO. Perché il nuovo padiglione delle Sughere non è ancora stato aperto? Quali sono i tempi? A chiederlo, con un’interrogazione parlamentare, è il senatore del Pd, Marco Filippi.
«Il carcere Le Sughere di Livorno – si legge nell’atto indirizzato al presidente del Consiglio e al ministro della Giustizia – è stato dotato di una nuova struttura. L'edificio, che sarà in grado di ospitare da 150 a 180 detenuti, è in costruzione da 7 anni e doveva essere pronta da almeno due. Per sollecitare l'apertura del padiglione ci sono stati incontri, tavole rotonde, proteste, sopralluoghi e persino un'inchiesta penale della Procura di Roma, tuttora in corso, su come siano stati spesi i soldi pubblici destinati alla ristrutturazione delle Sughere e quale sia la causa dei tanti ritardi.
«Oggi – sottolinea Filippi – nonostante il nuovo padiglione sia pronto e il collaudo già effettuato, resta ancora chiuso. Il garante dei detenuti delle Sughere, Marco Solimano, e quello regionale, Franco Corleone, hanno dichiarato che mancherebbe solo il collaudo della cucina, che però non sarebbe un atto vincolante, come pare abbia anche confermato il responsabile dell'ufficio Beni e servizi del Dipartimento di Roma». Quindi chiede ai vertici del governo «quali urgenti iniziative intendano assumere per garantire l'apertura immediata del nuovo padiglione al fine di garantire normali condizioni di vita ai detenuti e agli operatori» ed «entro quali tempi prevedano che l'istituto possa rientrare nella dimensione regolamentare dei posti previsti».
Chiede inoltre «se corrisponde al vero che l'apertura sia prevista non prima del mese di ottobre al fine di consentire al personale attualmente impiegato nella struttura di assolvere alle ferie programmate», «se con l'apertura della nuova struttura è prevista la riapertura della preesistente sezione femminile, soppressa con i lavori di ristrutturazione e ampliamento che tanto disagio ha arrecato a detenuti e familiari della popolazione carceraria femminile» e, infine, «se corrisponda al vero l’intenzioni di destinare la nuova struttura al settore penitenziario di massima sicurezza».
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