Il Tirreno

Livorno

«Grazie a Ortopedia non ho perso il matrimonio di mio figlio»

«Grazie a Ortopedia non ho perso il matrimonio di mio figlio»

La storia di Patrizia Balestri che si è rotta il femore una settimana prima delle nozze del figlio. «In ospedale sono stati fantastici, la buona sanità esiste»

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LIVORNO. «So che in un periodo in cui si parla spesso di malasanità stupirà i più leggere questi miei ringraziamenti all’Asl, ma io voglio raccontare la mia storia a tutti anche e soprattutto per questo. Perché credo sia giusto che di ogni cosa positiva rimanga una traccia tanto quanto dei reclami».

E sì, la storia di Patrizia Balestri, 57 anni, è davvero una storia positiva che parla di amore, dedizione e impegno. «Mio, ma soprattutto dei medici. Senza l’aiuto del reparto di Ortopedia avrei perso il mio matrimonio di mio figlio», spiega.

Tutto ha inizio quando Patrizia il 7 giugno scorso attraversando la strada inciampa e si rompe il femore. «Dovessi spiegare come sono caduta non saprei farlo – racconta – ma appena sono finita a terra ho capito che mi ero rotta qualcosa, non riuscivo a muovere la gamba, pensavo fosse il ginocchio. Un uomo si è subito avvicinato e mi ha soccorso mentre aspettavo l’ambulanza». Quell’uomo - anche se Patrizia ancora non lo sa - non è solo un passante, ma il dottor Giovanni Mintrone, fisioterapista che presta le prime cure alla donna per poi sparire all’arrivo dei soccorsi. «Sull’ambulanza mi hanno subito detto che si trattava del femore – continua Patrizia – e una volta al pronto soccorso è arrivata la conferma. Il male? È fortissimo, ma il mio pensiero fisso era un altro: “non posso perdere il matrimonio di mio figlio”». La data delle nozze del figlio unico di Patrizia, Nicola Pellegrini, era infatti fissata esattamente una settimana dopo l’incidente. «Ero disperata – spiega Patrizia – pensavo che non sarei mai riuscita a vedere mio figlio diventare un marito. Mi sentivo crollare il mondo addosso. E così ho iniziato a dire subito a tutti, medici e infermieri che non potevo non essere presentealla cerimonia. E tutti, subito, si sono dimostrati più che pronti a intraprendere questa sfida contro il tempo insieme a me».

I dottori non fanno nessuna promessa a Patrizia (stare in piedi dopo una settimana da una rottura del femore è una vera impresa), ma le assicurano il massimo impegno per riuscire a non farle perdere le nozze di suo figlio. E tra loro Patrizia, rincontra, con sua grande sorpresa, il suo soccorritore misterioso, il dottor Giovani Mintrone che si occuperà della sua fisioterapia. «Ho scoperto che, essendo venuto a conoscenza della mia storia aveva subito inviato le lastre al dottor Augusti che mi ha operato il lunedì seguente alla mia caduta».

Dopo l’operazione Patrizia inizia subito a lavorare con il supporto di tutto il reparto di Ortopedia («che ormai mi aveva soprannominato “la mamma dello sposo”») per rimettersi in piedi. Una settimana di duro impegno che, proprio il giorno prima delle nozze viene premiato. «Venerdì pomeriggio ho avuto la conferma che sarei potuta andare al matrimonio – dice – Ho provato una gioia immensa».

Il figlio Nicola si è dunque sposato e Patrizia era lì, in piedi, sulla stampelle. «Voglio ringraziare tutto il reparto di ortopedia, il dottor Augusti e il suo staff, gli infermieri, la signora Cappellato e il suo staff e la fisioterapista Goracci. Un grazie speciale va al dottor Mintrone che mi ha sostenuto giorno per giorno, mi ha dato fiducia anche quando pensavo che non ce l’avrei fatta. Ha compiuto un miracolo e mi ha anche accompagnato personalmente alla cerimonia preoccupandosi che non accadesse niente a me e alla protesi impiantata da poco. la buona sanità esiste eccome».

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di Redazione web