Sicurezza
AGGRESSIONE ALLA SCOPAIA»IL RACCONTO
LIVORNO. «Ho perso la testa e l’ho colpito perché non sopportavo tutti quei rumori che venivano dal piano di sopra. Con quella confusione non riuscivo a dormire». Lo ha ripetuto più di una volta agli...
LIVORNO. «Ho perso la testa e l’ho colpito perché non sopportavo tutti quei rumori che venivano dal piano di sopra. Con quella confusione non riuscivo a dormire». Lo ha ripetuto più di una volta agli agenti delle volanti che lo hanno interrogato, forse nel tentativo di giustificare un gesto folle, Mohcine Sandoui, 32 anni e origini marocchine, seduto nel salottino dell’appartamento al piano terra, al numero 8 di via Lussemburgo, dove abita con la compagna e dove fino a martedì notte stava scontando una condanna agli arresti domiciliari.
Poi con indosso una canottiera bianca con un doppio zero disegnato sopra, un paio di jeans, le infradito e le manette ai polsi, è uscito per salire su un’auto della polizia. «Non voglio essere fotografato e non voglio finire sul giornale», sono state le sue ultime parole prima di essere accompagnato nel carcere delle Sughere con l’accusa di tentato omicidio.
Una rampa di scale più in alto c’è, invece, l’ingresso dell’abitazione dove Alessio Vaccai, 41 anni dipendente della Solvay a Rosignano, vive con la moglie e due ragazzini. Sulla porta ci sono un fiocco e i nomi di tutti i componenti della famiglia scritti con il pennarello nero.
Ieri sera, l’ex volontario della Misericordia vittima della furia del vicino, è tornato a casa dopo un giornata passata al pronto soccorso per curare le tre ferite, per fortuna abbastanza lievi, che gli sono state procurate da altrettanti fendenti: al braccio, alla testa e a una gamba.
Ma per ricostruire quello che è successo tra le 23 e la mezzanotte di martedì, è necessario entrare nel cortile comune sul quale si affacciano tre palazzine di mattoni rossi e tetti in alluminio verdi, nel cuore del quartiere Scopaia.
Sulla soglia dell’ingresso, dove si sarebbe consumata la prima parte dell’aggressione, sono rimaste alcune tracce di sangue, il vetro nella parte più basso della porta, invece, è incrinato, un casco è abbandonato in fondo a un pertugio che porta alla sala caldaie.
A scatenare la furia del 32enne, intorno a mezzanotte, sarebbero stati i rumori provenienti dal piano superiore. In effetti, a casa della famiglia Vaccai, era stata organizzata una cena con alcuni amici e i loro figli. E da una prima ricostruzione sembra che l’aggressore avesse già fatto presente al proprietario di non gradire «quella confusione».
Una versione, però che uno degli invitati, non conferma. Anzi. «La cena - scrive - alle undici era già finita. Prima non si è mai presentato nessuno alla porta per chiedere di fare meno rumore, anche perché non stavamo facendo confusione».
Un aspetto che andrà chiarito dagli investigatori coordinati dal pubblico ministero Daniele Rosa.
Quello che è certo che intorno alla mezzanotte il 32enne ha citofonato al vicino. «Scendi così chiariamo questa situazione», avrebbe detto. Quando i due si sono trovati faccia a faccia c’è stata l’aggressione con un coltello da cucina. Dopo la prima coltellata, il quarantunenne livornese ha anche provato a fuggire in cortile, ma è stato raggiunto e colpito altre due volte, alla testa e alla gamba.
«Ho sentito dei rumori - racconta l’inquilino più vicino a dove è avvenuta l’aggressione - ma non ho avuto il coraggio di aprire la porta».
Sono state le grida della vittima ad attirare l’attenzione di alcuni residenti che a questo punto si sono affacciati e hanno assistito all’ultima parte dell’aggressione.
«Venite subito - ha detto una donna alla centrale del 118 - qua sotto stanno accadendo cose spiacevoli». Poco dopo un'altra chiamata che raccontava «di un accoltellamento e di un uomo a terra».
Quando due ambulanze dell’Svs sono arrivate in via Lussemburgo hanno trovato il ferito a terra. «Ha perso molto sangue», raccontavano.
È da questo momento che è iniziata la lunga notte per ricostruire quello che era avvenuto e soprattutto capire il movente.
Addirittura in un primo momento è circolata la voce che l’aggressore fosse scappato. Invece quando gli agenti delle volanti sono arrivate hanno trovato Mohcine Sandoui all’interno dell’appartamento.
«Quello che è successo - non so spiegarmelo - si sfoga un vicino - quel ragazzo marocchino è sei anni che vive in quell’appartamento e non ha mai dato problemi. Sapevamo che adesso era agli arresti domiciliari ma, ripeto, non aveva mai dato segni di poter avere reazioni simili. A memoria mia non ha mai discusso con nessuno del palazzo. Ora però - conclude - l’importante è che Alessio stia bene e torni a casa».
Le macchie di sangue sulla soglia del palazzo a metà pomeriggio sono state lavate.
@fedelazzotti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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