Gioco
Tabaccaio mette in fuga il rapinatore armato di cesoie
Brutta avventura per il titolare di una rivendita in viale Carducci: mi ha puntato l'arma e mi ha chiesto di dargli i soldi dell'incasso
LIVORNO. Ha messo in fuga un rapinatore che lo aveva aggredito con un paio di cesoie: un tabaccaio di viale Carducci racconta la sua brutat esperienza. «È vero, hanno cercato di rapinarmi minacciandomi con un paio di cesoie arrugginite, ma quando mi sono trovato davanti il rapinatore, ho capito subito che si trattava di un balordo, così prima l’ho preso a botte e poi l’ho messo in fuga. Ma vi chiedo una cortesia: non voglio apparire, non voglio pubblicità, non ho neanche fatto denuncia per non avere noie».
Sono le 16,30 di martedì quando varchiamo la porta del tabacchi lungo viale Carducci. La notizia del tabaccaio che si è fatto giustizia da solo ha cominciato a circolare nella zona tra la stazione e piazza della Repubblica al mattino. E di volta in volta, il racconto si è arricchito di nuovi particolari veri o presunti: «Il titolare ha usato una mazza per metterlo in fuga», «il rapinatore lo ha pregato in ginocchio di lasciarlo andare».
Quando domandiamo ad Antonello, lo chiameremo così, a che ora è successo, lui guarda l’orologio che sta sulla parrete opposta al bancone. «Guardi più o meno la stessa ora di lunedì. Ero solo nel negozio - va avanti - e a quest’ora della giornata questa zona della città non è certo tra quelle più frequentate. A un certo punto è entrato questo individuo: indossava un casco integrale per coprirsi il volto e in mano aveva qualcosa. In un primo momento non ho capito. Poi si è avvicinato al bancone e ho visto che in mano aveva quest’arma».
È quando i due si sono trovati uno di fronte all’altro che i ruoli si sono invertiti e quella che doveva essere la preda si è trasformato (per autodifesa) nel predatore.
«Mi ha chiesto di dargli i soldi dell’incasso - ricorda Antonello - e quando ha parlato ho capito che si trattava di un’improvvisato. A quel punto ho reagito. E l’ho aggredito a mia volta: l’ho preso a calci e pugni e l’ho buttato fuori dal negozio. Devo essere sincero: non ho pensato alle conseguenze, dentro di me sapevo che si trattava di un balordo. E mentre lo buttavo fuori dalla porta ne ho avuto la conferma: mi ha detto di non fargli male, che aveva fame e aveva bisogno di soldi».
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