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Livorno

«Ma è il Comune che non ha rispettato gli impegni con noi»

«Ma è il Comune che non ha rispettato gli impegni con noi»

Il presidente di Alfea Bracci Torsi replica all’ex sindaco Cosimi «Dovevamo gestire il Caprilli per trent’anni, è tutto scritto»

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LIVORNO. Se i rapporti e le trattative con Alfea sono andati a rotoli, fino al bancone del Tar, è perché il Comune di Livorno non ha rispettato gli impegni presi con Alfea: si potrebbe riassumere con queste frasi la replica del presidente della società pisana, Cosimo Bracci Torsi, all’intervento di Alessandro Cosimi pubblicato pochi giorni fa sul Tirreno. Così tra Alfea e l’ex sindaco scoppia di nuovo la polemica. Con la società che coglie l’occasione per rilanciare sulla futura gestione del Caprilli, oggi nelle mani della Livorno Galoppo.

«Di fronte a una ricostruzione come quella a firma di Alessandro Cosimi – interviene Bracci Torsi – Alfea, senza partecipare a dibattiti politici o dare giudizi sull'amministrazione del comune di Livorno che non le competono, intende, per il rispetto della verità e per tutelare la propria reputazione, correggere alcune "imprecisioni" e colmare alcune "dimenticanze"...».

«La vicenda – ricostruisce – ha inizio il 27 giugno 2012 quando il Comune ha accettato l'offerta di Alfea per la gestione del Caprilli (sono atti pubblici consultabili). L'offerta prevedeva l'effettuazione della stagione di corse 2012 in affitto di ramo d'azienda e di seguito, inscindibilmente, la concessione trentennale di tutto l'impianto».

Alfea, continua, «nel rispetto degli accordi, ha organizzato la stagione 2012 (in perdita) alla cui conclusione iniziava però una incredibile vicenda nella quale il Comune di Livorno cercava di modificare le condizioni già accettate, provocando, così, il continuo rinvio dell'inizio della concessione trentennale». Tutto, sottolinea, «contenuto nelle 40 pagine del nostro ricorso al Tar e nella abbondantissima documentazione allegata».

I toni salgono. «Dietro alle molteplici e, a nostro parere, pretestuose richieste del Comune – riprende il presidente di Alfea – la ragione della mancata sottoscrizione della convenzione, prevista entro il 1 gennaio 2013, potrebbe essere ricercata nell'incapacità del Comune stesso di rispettare l'impegno preso con i lavoratori di rioccupare autonomamente tutti quelli in eccesso rispetto ai 7 assorbiti da Alfea (come da offerta accettata). Da qui il tentativo, prima velato e poi sempre più esplicito, di porne un maggior numero a carico di Alfea stessa».

Le «dilazioni nella sottoscrizione della concessione», come le chiama Bracci Torsi, «hanno poi provocato da un lato la decadenza di alcune essenziali condizioni previste nell'offerta e confermate da accordi sindacali, dall'altro il degrado delle strutture e degli impianti, abbandonati per lunghi periodi a causa del personale in cassa integrazione o impossibilitato a lavorare. L'impianto ha quindi sofferto una grave carenza di manutenzione straordinaria e ordinaria: palazzine chiuse perché pericolanti, box fatiscenti, impianti vetusti e mal tenuti. È ciò che il numeroso pubblico che per fortuna frequenta in queste sere il Caprilli non vede e non può conoscere».

È «del tutto inesatto», rivendica infine, «che il progetto di Alfea prevedesse la “chiusura totale della struttura nei restanti otto mesi”: al contrario, Alfea ha previsto già nell'offerta il suo impegno a rilanciare la struttura per farla funzionare tutto l'anno con attività di ristorazione, intrattenimento, cultura sulla base di progetti realistici da svilupparsi anche in virtù di collaborazioni con imprese e associazioni del territorio».

«Su una cosa il dottor Cosimi ha ragione – conclude – il nostro interesse è proiettato al futuro e Alfea conferma il suo impegno a realizzare con l'integrazione degli ippodromi di Pisa e di Livorno la creazione di un grande polo ippico nazionale in grado di fronteggiare la crisi del settore e, contemporaneamente, di sviluppare al Caprilli iniziative sportive, culturali e del tempo libero, facendolo diventare sempre più luogo di aggregazione a disposizione della città».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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