Il Tirreno

Livorno

«Aveva le cesoie, ma l’ho preso a botte»

di Federico Lazzotti
«Aveva le cesoie, ma l’ho preso a botte»

Le ha puntate contro il titolare del tabacchi: voleva l’incasso, ho capito che era un balordo ma se ci fosse stata mia moglie...

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LIVORNO. «È vero, hanno cercato di rapinarmi minacciandomi con un paio di cesoie arrugginite, ma quando mi sono trovato davanti il rapinatore, ho capito subito che si trattava di un balordo, così prima l’ho preso a botte e poi l’ho messo in fuga. Ma vi chiedo una cortesia: non voglio apparire, non voglio pubblicità, non ho neanche fatto denuncia per non avere noie».

Sono le 16,30 di ieri quando varchiamo la porta del tabacchi lungo viale Carducci. Oltre al titolare all’interno del negozio c’è una signora impegnata a giocare allo slot machine, poco dopo entra un ragazzo che chiede «un Estathé alla pesca freddo».

La notizia del tabaccaio che si è fatto giustizia da solo ha cominciato a circolare nella zona tra la stazione e piazza della Repubblica al mattino. E di volta in volta, il racconto si è arricchito di nuovi particolari veri o presunti: «Il titolare ha usato una mazza per metterlo in fuga», «il rapinatore lo ha pregato in ginocchio di lasciarlo andare».

Quando domandiamo ad Antonello, lo chiameremo così, a che ora è successo, lui guarda l’orologio che sta sulla parrete opposta al bancone. «Guardi più o meno la stessa ora di lunedì. Ero solo nel negozio - va avanti - e a quest’ora della giornata questa zona della città non è certo tra quelle più frequentate. A un certo punto è entrato questo individuo: indossava un casco integrale per coprirsi il volto e in mano aveva qualcosa. In un primo momento non ho capito. Poi si è avvicinato al bancone e ho visto che in mano aveva quest’arma».

È quando i due si sono trovati uno di fronte all’altro che i ruoli si sono invertiti e quella che doveva essere la preda si è trasformato (per autodifesa) nel predatore.

«Mi ha chiesto di dargli i soldi dell’incasso - ricorda Antonello - e quando ha parlato ho capito che si trattava di un’improvvisato. A quel punto ho reagito. E l’ho aggredito a mia volta: l’ho preso a calci e pugni e l’ho buttato fuori dal negozio. Devo essere sincero: non ho pensato alle conseguenze, dentro di me sapevo che si trattava di un balordo. E mentre lo buttavo fuori dalla porta ne ho avuto la conferma: mi ha detto di non fargli male, che aveva fame e aveva bisogno di soldi».

L’ultima immagine del rapinatore che è rimasta negli occhi al proprietario è quella di un rapinatore che fugge in bicicletta con una casco integrale in testa.

«Ripeto - va avanti il proprietario mentre cambia altri 20 euro alla signora impegnata a giocare alle macchinette - secondo me era un disgraziato che si è improvvisato rapinatore per disperazione. Dall’accento sono sicuro che si trattasse di un livornese. Certo - ammette - non è stata una belle esperienza ma tornassi indietro mi comporterei allo stesso modo».

Tanto che durante l’aggressione non ha neanche premuto il pulsante “antirapina” che tiene alle sue spalle ed è collegato con un istituto di vigilanza.

Antonello è da due anni il titolare di questa tabaccheria, ma prima ha gestito un’altra attività in un’altra zona.

«Furti ne ho subiti molti, ma una cosa simile non mi era mai successa. Purtroppo chi sta al pubblico e ha a che fare con i soldi rischia più degli altri. Guardate cosa è successo al proprietario del tabacchino in via Roma. A lui è andata peggio».

Vero è che al suo posto, quando il rapinatore è entrato in negozio, poteva esserci la moglie, che di tanto in tanto lo aiuta.

«Se al posto mio ci fosse stata lei - conclude - non so come poteva andare. Di certo non avrebbe reagito come ho fatto io. Per fortuna è andata bene così».

@fedelazzotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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