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Niente incentivi a chi toglie le slot, la legge è al palo

di Ilaria Bonuccelli
Niente incentivi a chi toglie le slot, la legge è al palo

La Regione non approva il regolamento, nessun sostegno ai bar che rinunciano al gioco. Le disposizioni non sono neppure state scritte: dovevano essere pronte 60 giorni dopo l'entrata in vigore della normativa. Intanto sono passati dieci mesi

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L’emergenza c’è, gli incentivi per togliere le slot machine no. La legge regionale per sostenere pubblici esercizi e circoli virtuosi - disposti a rinunciare agli introiti da gioco - non è mai diventata operativa. A dieci mesi dall’approvazione, la Regione ancora non ha approvato il regolamento di attuazione che le deve dare gambe. Non ha neanche iniziato a scriverlo. Eppure Massa Carrara risulta la provincia italiana con la maggiore concentrazione di mini-casinò, di “esercizi dedicati” alle videolottery e alle slot machine.

LO SPECIALE: TOSCANA NO SLOT

Un aumento del 17%. Il dato che più preoccupa non è quello assoluto fornito dall’Agenzia dei monopoli di Stato per la provincia di Massa Carrara: qui è registrata una concentrazione di 1,455 mini-casinò ogni 100mila abitanti; il problema è che fra il 2012 e il 2013 la concentrazione è cresciuta del 17,3%. Senza contare che Pisa risulta fra le città con le sale slot più grandi in Italia (superficie media quasi 253 metri quadri) o che Prato è fra le province con i mini-casinò più grandi in tutto il paese (quasi 156 metri quadri di media). Non a caso i gruppi consiliari regionali avevano sollecitato e votato una legge contro il gioco e la dipendenza da gioco (la ludopatia). Ma oggi, i funzionari del dipartimento Sanità della Regione, che hanno in carica la materia, escludono di riuscire a formulare un regolamento in tempi brevi.

LA MAPPA E I NUMERI DELLE SLOT COMUNE PER COMUNE

Il regolamento ancora lontano.La spiegazione sul motivo per cui si è arenato è questa: «Il regolamento attuativo non è ancora stato redatto perché in fase di istruttoria sono state rilevate alcune incongruenze, che al momento non consentono l'adozione. Le incongruenze riguardano vari aspetti: fra questi la definizione di “apparecchio per il gioco lecito” (non spetta alla legge nazionale? ndr) e l'identificazione delle strutture. Probabilmente sarà necessaria una proposta di modifica legislativa». In parole povere si dovrebbe perfino cambiare la legge prima ancora di scrivere il regolamento. Di sicuro - ammettono i funzionari dalla Regione - «i tempi si allungano». Ma non li sanno quantificare.

Gli incentivi mai erogati. Resta difficile da capire come il consiglio regionale possa aver approvato una legge “difettosa”, nonostante i pareri di legittimità. Una legge che promette ai gestori di pubblici esercizi incentivi economici in caso di rimozione delle slot machine e Irap più pesante (0,1%) a chi, invece, continua a tenerle. Qualcuno, da ottobre, può anche avere creduto all’impegno assunto della Regione e aver rimosso gli apparecchi. Solo che non ha mai potuto usufruire dei benefici perché la quantificazione e l’erogazione sono demandati al regolamento di attuazione mai approvato.

LE STORIE DEI BAR CHE DICONO NO

Il presidente della commissione Sanità, Marco Remaschi, all’inizio dell’anno ha scritto all’assessore Luigi Marroni, al dirigente del dipartimento Sanità Valter Giovannini e, per conoscenza, al governatore Enrico Rossi. Voleva capire perché ancora non ci fosse traccia del regolamento.

Regole da scrivere in 60 giorni. In base all’articolo 15, infatti, la «giunta regionale presenta alla competente commissione (sanità, ndr) per l’espressione del parere (obbligatorio, non vincolante), la proposta di regolamento di attuazione, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge». La commissione, poi, avrebbe avuto 30 giorni per esprimersi. Nessuna spiegazione sui ritardi è arrivata. Salvo scoprire oggi che il regolamento non è stato neppure scritto. Questo significa che non sono state definite le modalità «per la concessione dei contributi agli esercizi pubblici e ai circoli privati che rimuovono dai locali gli apparecchi per il gioco lecito». I finanziamenti per questi contributi sarebbero derivati dai proventi delle sanzioni previsti dalla legge mai applicata: multe da 1.000 a 5.000 euro in caso di apertura di sale e spazi per il gioco a meno di 500 metri da scuole, luoghi di culto, centri di aggregazione, culturali, ricreativi e sportivi (per giovani) o strutture socio-sanitarie residenziali o semi-residenziali. Il 70% degli introiti dovevano essere incamerati dai Comuni; il 30% dalla Regione per «la concessione dei contributi».

Non perderemo altro tempo. Finora non è accaduto nulla, mentre è aumentato il numero delle sale aperte. Ma Rossi assicura che prenderà provvedimenti di rientro dalle ferie: «Se la legge è stata approvata dieci mesi fa, non ci possiamo permettere di perdere altro tempo. Inseriremo i finanziamento per i contributi nella Finanziaria 2014. La battaglia contro il gioco deve essere portata avanti: la Toscana è stata la prima regione ad approvare una norma a sostegno dei bar e circoli che si liberano delle slot machine. La volontà di intervenire a loro favore è salda. Lo è anche il mio impegno a sbloccare il regolamento».

 

 

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