Attenzione
IL COMMENTO/Le cose semplici, così difficili
Non ci vuole molto a capire che un ritardo di oltre due ore per un problema di traffico non è la stessa cosa di un ritardo di oltre due ore perché il treno ha preso fuoco e si è rischiato di lasciarci la pelle. Ma Trenitalia, per due situazioni neppure paragonabili, prevede lo stesso rimborso: il 50 per cento del biglietto. Superfluo anche dire che la ragazza di Sarzana che è rimasta a piedi perché la carrozza su cui viaggiava si è incenerita, con i 4 euro e 50 riavuti indietro dalle Ferrovie si pagherà a malapena le spese del telefonino usato quella notte per tenere informato suo padre e farsi venire a prendere a Migliarino.
Se ci arriviamo noi a questo ragionamento, senza particolari nozioni di marketing e di bonton, riesce difficile spiegare come non siano in grado di capirlo i manager di Trenitalia: gli stessi che coccolano i clienti dei Frecciarossa per non regalarli alla concorrenza. Come sarebbe stato bello se gli stessi manager avessero scritto ai viaggiatori del negletto Intercity e offerto, oltre alle scuse, a parziale risarcimento, un credito ferroviario come minimo di 50 euro. Invece la toppa è peggiore del buco. Perché Trenitalia annuncia che il rimborso è del 100% ma i suoi addetti non lo sanno e continuano a restituire a chi si rivolge alle biglietterie il 50%. E lo stesso trattamento riceve chi chiede il rimborso online.
A nulla, poi, vale nascondersi dietro alla foglia di fico di un contratto. Dove si ferma la norma, per aziende che vivono del rapporto con l'utente, dovrebbe arrivare il buonsenso. Il buonsenso, questo sconosciuto.
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