Italia
È morto a 55 anni Marco Marchi, «Addio Ghigo»
L’uomo, autista Aamps, era gravemente malato da un anno. Il dolore della moglie: «Mio marito era innamorato del mare»
LIVORNO. «Era una persona meravigliosa, quel che si definisce un vero uomo buono. Lo sappiamo che in queste situazioni si dice sempre. Ma non è retorica, Ghigo era davvero così». Lo ripetano uno dopo l’altro - commossi - gli amici, i parenti, i colleghi: «Marco era una brava persona, di quelle rare».
Cinquantacinque anni, innamorato della vita e del mare, Marco Marchi, per gli amici “Ghigo” ha lottato fino all’ultimo con un brutto tumore che aveva scoperto proprio un anno fa, di ritorno dall’ultima vacanza con la moglie Daniela. «Combatterò con tutto me stesso, ce la farò», ha ripetuto a tutti fino a domenica notte, quando i suoi occhi si sono chiusi per sempre nel letto della sua casa. Da venticinque anni Marco lavorava come autista all’Aamps, «un dipendente modello, un collega sempre sorridente e disponibile – ricorda Fabio Vannozzi, anche lui dipendente Aamps – Lavorare insieme a lui era un piacere, era sempre il primo a scherzare. Ricordo con affetto come non si perdesse mai una partita di calcetto del figlio Riccardo e di come fosse orgoglioso di lui e di sua figlia Giada. Ci mancherà tantissimo».
Livornese doc, Marco amava passare il suo tempo libero con la famiglia e con gli amici, specialmente quelli dei Bagni Tirreno dove, con la moglie e i figli, ha trascorso quasi tutte le estati della sua vita tra bagni, gabbionate e “regate”. «Mio marito era innamorato del mare, non riusciva a stargli lontano – racconta la moglie Daniela, infermiera – Quando c’era da organizzare le gare in barca tra gli stabilimenti era sempre in prima linea. Di lavoro faceva l’autista all’Aamps, ma - diceva a volte scherzando - il suo vero destino era quello di fare il timoniere».
Un amore speciale quello tra Marco e Daniela, cresciuti insieme: «Ci siamo conosciuti quando eravamo solo dei ragazzini – dice la moglie – Mi piace raccontarlo perché credo che amori così siano, purtroppo, sempre più rari. All’inizio, come vuole la tradizione, non ci stavamo nemmeno simpatici, ma, si sa, chi disprezza compra e con la maturità degli anni ci siamo presi e mai più lasciati. Anzi, ancora meglio, ci siamo amati, sempre». Si commuove Daniela, perché è difficile raccontare una vita insieme con la consapevolezza del finale.
«Marco non è mai rimasto da solo. Scoperta la malattia, ho deciso di lasciare il mio lavoro da infermiera per stargli accanto e combattere con lui. Abbiamo provato di tutto e sembrava che ce l’avesse fatta... Ho scelto di pubblicare questa sua foto sul giornale perché è stata fatta a giugno. Pensavamo di aver quasi vinto la “guerra” e Marco era al mare, felice. Voglio ringraziare tutti i suoi e i miei colleghi, e gli amici che fino a qualche giorno fa sono venuti a trovarlo. Sono stati fantastici».
Condoglianze arrivano anche dall’amministratore unico e dal direttore generale di Aamps che «a nome di tutti i dipendenti, si stringono attorno alla moglie e ai figli di Marco. L’Azienda lo ricorda come un lavoratore esemplare, instancabile e fortemente dedito alla professione presso i Servizi Operativi».
I funerali si sono svolti martedì alle 10 al Cimitero dei Lupi.
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