Gioco
Crisi choc per edilizia e trasporti Ma il manifatturiero torna a galla
Per l’“economia del mattone” un tonfo due volte e mezzo più pesante che nel resto della Toscana Invece le ditte metalmeccaniche e quelle di riparazioni finalmente sembrano aver rialzato la testa
LIVORNO. Il termometro della “febbre” dell’artgianato non potrebbe essere più spietato. Uno: dice che il 2013 è stato un anno da incubo dopo un periodo già brutto come i dodici mesi precedenti, Due: segnala che siamo fra le realtà toscane che se la cavano peggio anche in questa fetta di imprese. Tre: dice che i guai sono soprattutto in due settori portanti come le costruzioni e i trasporti. Quattro: c’è anche una lieta sorpresa ed è il fatto che l’artigianato manifatturiero livornese sta finalmente rialzando la testa, in controtendenza rispetto al resto della Toscana.
È questo il menù che troviamo nel dossier Trend con cui, provincia per provincia, a cadenza annuale la Cna regionale in tandem con l’Istat il check up al settore misurando fatturato, retribuzioni, consumi e investimenti.
Non è inatteso, inutile dirlo, il cattivo momento dell’ “eco- nomia del mattone” (che da sola vale quasi la metà del giro d’affari che muove l’intero arcipelago delle ditte artigiane targate Livorno). “Cattivo”, soprattutto in riferimento a quel che avviene nelle altre città toscane.
È vero che, secondo il dossier Trend, il fatturato dell’imprenditoria artigiana cala nella nostra provincia del 5,5%, cioè ben di più della flessione del 3,3% riscontrata su scala toscana. Ma questo è rose e fiori se lo paragoniamo al tracollo nel settore edilizia: dalla “torta” di 184 milioni di euro è, nel giro appena dodici mesi, sparita una fetta di 14,5 milioni di fatturato. Una batosta che vale quasi l’8%: due volte e mezzo in più della diminuzione che si è avuta nel resto della Toscana.
L’edilizia – dice il report dell’organizazione degli artigiani – è nella nostra provincia «in difficoltà dal secondo semestre del 2010». E non è tutto, perché «non sembra vedere la fine della congiuntura»: nessun ottimismo «anche per il futuro», dato che è «negativo» il trend pure sul versante dei costi, che i consumi sono in calo («anche se con valori in linea con l’inizio della serie storica») e che le retribuzioni «continuano a subire diminuzioni in maniera ancora più rilevante».
Addirittura peggio vanno le imprese artigiane dei trasporti: solo dodici mesi prima lo spicchio del giro d’affari delle ditte artigiane livornesi superava la soglia dei 42 milioni di euro, nel 2013 non ce l’ha fatta a oltrepassare neanche quota 35. Un tonfo di 18 punti percentuali: il triplo del già pesante arretramento nelle altre città toscane.
E qui Marco Valtriani, illustrando i dati dell’indagine, non lesina critiche alla decisione del prefetto di confermare per l’estate la deviazione dei camion sulla autostrada Colle-Rosignano: il traffico era già diminuito per effetto della crisi, non c’era bisogno di imporre «ulteriori penalizzazioni economiche agli autotrasportatori locali deviandoli sulla carissima “A12”» e anche al ministero «si è invece preferito far finta di niente, nessuno si è voluto prendere la responsabilità di un ripensamento».
La fotografia complessiva la scatta il presidente Diego Nocenti: l'artigianato labronico «ha perso ben 22 milioni di euro rispetto all'anno precedente, che già non era certo stato granché: siamo una delle province che in Toscana arranca di più».
Valtriani alza il tiro: «Le istituzioni locali ancora non sembrano aver capito la gravità della situazione: ad urne ormai chiuse da molte settimane, nessuna delle nuove giunte si è degnata di convocare le associazioni di categoria per illustrare programmi dettagliati concreti o per ascoltare le nostre proposte su come intervenire localmente per cercare di ridare tutto l'ossigeno possibile alle imprese locali».
Ma non è tutto nero. Ad esempio, nella metalmeccanica il fatturato balza da 48 a più di 53 milioni di euro: un’impennata di oltre 10 punti percentuali che rappresenta il quaduplo dell’incremento su scala regionale (più 2,7%). Di più: in fatto di riparazioni, alla flessione choc del giro d’affari in campo toscano (meno 10,8%) fa da contraltare l’incremento, seppure lieve, registrato qui da noi (più 1,1%). Quest’inversione di tendenza vale un po’ per tutto il manifatturiero che sembra scrollarsi di dosso i guai e tornare a crescere mentre nel resto della Toscana è ancora ko.
Ma «i pochi segni positivi vengono purtroppo da settori con un impatto basso sul Pil provinciale (tessile, pellette- ria…)», dice Nocenti. E tuttavia – rincara – «evidenziano comunque la presenza di realtà che stanno lottando nel proprio ambito con tenacia e professionalità».
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