Gioco
Authority, Livorno accorpa Piombino nella riforma-rebus
Il governo vuole mettere nello “Sblocca Italia” il taglio al numero degli enti ma c’è un fuoco incrociato di veti
LIVORNO. «Esistono già proficue collaborazioni tra operatori e ulteriori sinergie possono essere agevolmente ricercate tra i due scali, nella logica di una migliore integrazione all'insegna di una naturale complementarietà, valorizzando le specifiche vocazioni». Marco Filippi, senatore Pd e in qualità di capogruppo a Palazzo Madama uno dei registi della “riforma della riforma” della portualità, mostra un qualche ottimismo sulla possibilità di far arrivare in porto le modifiche legislative: lo fa in una lunga intervista all’ultimo numero di Port News, il periodico dell’Authority livornese.
L’ottimismo fa capolino mentre, da un lato, il governo vorrebbe premere sull’acceleratore e mettere i porti in testa alle cose da sbloccare con lo “Sblocca Italia” a fine agosto ma, dall’altro, invece un fittissimo fuoco di sbarramento dice che il match è durissimo. Intanto perché il primo aspetto è la riduzione del numero delle Autorità portuali: troppe quelle attuali e su questo c’è un qualche consenso, a patto però che la forbiciata cominci altrove.
Come già anticipato nei giorni scorsi, per Livorno viene immaginata una Autorità portuale unica insieme a Piombino. Sembra dunque andare in pensione sia l’idea di aggregare Livorno a La Spezia sia la vecchissima ipotesi cullata anni fa dalla Regione di una aggregazione su base toscana, copiando un po’ quel che aveva fatto il Lazio in salsa di centrodestra con Civitavecchia polo aggregatore.
Filippi sembra affidare al governatore e alla sua squadra la regia di questa integrazione livornese-piombinese: «La Regione – dice nell’intervista al periodico dell’Authority – ha ben operato per gli scali aeroportuali, altrettanto e più agevolmente ritengo sarà possibile fare per i due porti, pensandoli come un unico grande porto collegato o in via di collegamento alle principali arterie ferroviarie e autostradali».
In realtà, è ancora tutto da scrivere sia il modello di questo “matrimonio” fra istituzioni portuali sia la modalità (e i tempi) della transizione. Ad esempio, è in gioco l’identitkit giuridico stesso delle Autorità portuali: resterà una istituzione pubblica com’è adesso? si trasformerà in un ente pubblico sì ma a forte orientamento economico? entreranno in campo criteri più privatistici tipo società per azioni? La conseguenza non è nominalistica anche per quanto riguarda il percorso da seguire per l’aggregazione: al di là della fusione per decreto o d’un accorpamento che decide che il tal porto finisce sotto l’ombrello del talaltro scalo, dalla Liguria arriva una sottolineatura che ha molto a che fare con quel che si vuol far fare alle future Authority e moltissimo con il fatto che lì c’è Genova (che è capitale della portualità nazionale), c’è La Spezia (che ha in dote un milione di contenitori e ora vuol guadagnare spazio anche nelle crociere) e c’è Savona (che è un porto nient’affatto piccolo ed è in ascesa per gli ingentissimi investimenti). Tradotto: c’è chi a Genova immagina come formula per l’accorpamento una holding che controlla una società per azioni per ciascun porto. Ma la società per azioni indica anche una scelta giuridica che molti, incluso Filippi, ritengono poco compatibile con l’ordinamento e dunque comporterebbe come una preliminare modifica di mille altri aspetti.
Nel frattempo, però, Piombino punta i piedi: teme che se sparisce la propria Authority autonoma finisca nel nulla anche lo sforzo fatto, giocando la carta della Costa Concordia, per dare una prospettiva in mare a una città-fabbrica in ginocchio per la siderurgia ko.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google