Gioco
Tartaruga azzannatrice davanti ai Bagni Fiume
Il rettile, capace di staccare anche tre dita di una mano, è stato recuperato dalla polizia dopo una segnalazione: qualcuno deve averla abbandonata
LIVORNO. Curioso ritrovamento nella mattinata di ieri davanti ai Bagni Fiume. Nei giardinetti di fronte allo stabilimento di viale Italia in seguito ad una segnalazione al 113 una volante della polizia ha scoperto una tartaruga azzannatrice.
Sì, azzannatrice. Il rettile, lungo 33 cm e del peso di 2,8 kg, fa parte di una delle specie di tartarughe d’acqua dolce più grandi del mondo. Gli esemplari più grossi possono infatti raggiungere i 50 cm e il peso variare dai 4,5 ai 6 kg. La tartaruga azzannatrice ha un corpo robusto, il carapace increspato, una lunga coda e sferra abili morsi dai movimenti che ricordano quelli di un serpente(non a caso il suo nome scientifico è proprio Chelydra serpentina), tanto da essere considerata fauna pericolosa per l’uomo. Il rettile è infatti considerato un predatore: la forza delle sue mascelle e il becco a rostro insieme allo scatto fulmineo durante l’attacco, infatti, possono provocare seri e gravi danni a chi incautamente le si avvicina. Basti pensare che un morso può benissimo arrivare a staccare anche tre dita di una mano. Per questo la specie è stata inserita nell’elenco degli animali pericolosi stilata dal Ministero dell’Ambiente e la legge italiana ne vieta la detenzione e la vendita.
«Questo genere di animale comune nel Nordamerica – si legge nel comunicato della polizia – predilige acque stagnanti o a corso lento con fondo melmoso e ricche di vegetazione ma è in progressiva diffusione anche in Europa per i rilasci effettuati da incauti acquirenti che, a dispetto delle leggi che quasi ovunque ne vietano la commercializzazione, comprano giovani esemplari che abbandonano quando la crescita rende gli animali ingombranti e difficili da mantenere». Eventuali detenzioni illegali o avvistamenti vanno dunque segnalati al Corpo Forestale dello Stato al quale la tartaruga rinvenuta dagli operatori è stata consegnata.
Il rettile è stato trasferito poi al Centro di Scienze Naturali di Galceti a Prato il cui rettilario, gestito dalla Fondazione Paolo Malenotti, è autorizzato alla detenzione di animali pericolosi come previsto dalla legge.
«Sicuramente si è trattato di un abbandono – afferma Bernardo Borri, uno dei volontari fondatori della Fondazione Malenotti – visto che il rettile è stato trovato troppo lontano da qualsiasi fonte di acqua dolce, suo habitat naturale. Purtroppo sono sempre più numerosi gli abbandoni di rettili, anche pericolosi per l’uomo, ma soprattutto per il nostro ambiente». Liberare in natura un animale non appartenente al nostro ecosistema può creare danni inimmaginabili tra cui anche la sparizione di specie autoctone. «In Italia, per esempio – spiega Borri – abbiamo un serio problema di invasione di tartarughe della Florida. Il commercio è legale, ma il loro abbandono in natura sta facendo del tutto scomparire le testuggini di acqua dolce italiane che sono specie protetta».
La tartaruga azzannatrice resterà dunque nel rettilario del centro di Galceti dove si trova già un altro esemplareChelydra serpentina e anche una tartaruga alligatrice. «Una specie ancora più grossa della tartaruga azzannatrice che può arrivare a staccare addirittura una mano. L’abbiamo recuperata due anni fa in Arno, dopo la segnalazione di un signore che l’aveva pescata».
«Acquistare esemplari che non appartengono alla nostra fauna e poi inserirle in natura, provoca notevoli alterazioni ecologiche nei nostri ambienti, oltre alla pericolosità per i bambini o per gli adulti che dovessero entrare in contatto con loro – conclude Borri – Gli animali esotici che vengono acquistati non possono essere reintrodotti nei luoghi di origine in quanto le leggi degli stessi Paesi che gli esportano, poi non permettono il loro reinserimento. Anche la storia di questi rettili ci invita a non comprare animali esotici, lasciamoli vivere nei loro ambienti naturali originari».
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