Gioco
È stato tolto dalla Venezia lo striscione anti-Israele
A rimuoverlo sono stati i gruppi che lo avevano affisso: «Già raggiunto l’obiettivo» Si era riunito il comitato per l’ordine pubblico. Nogarin chiarisce la sua posizione
LIVORNO. Ha scatenato la reazione della comunità ebraica. Polemiche che hanno fatto il giro dello Stivale, fino alla lettera dell’ambasciatore d’Israele in Italia, Naor Gilon, al sindaco Filippo Nogarin. Ha anche scatenato ore di dibattito in consiglio comunale, non senza pressioni e imbarazzi per la maggioranza a cinque stelle. Ma alla fine, ieri sera alle 21,30, lo striscione anti-Israele affisso sugli scali del Refugio due settimane fa in apertura di Effetto Venezia (con la scritta: “Fermare il genocidio a Gaza, Israele vero terrorista”) è stato tolto.
La decisione è arrivata al termine di una giornata intensa, che ha visto anche la riunione, in prefettura, del comitato per l’ordine pubblico. Ma nessuno scontro o intervento delle forze dell’ordine. A tirare via lo striscione dalla parete che si affaccia sui fossi sono stati gli stessi gruppi della sinistra radicale e antagonista che lo avevano affisso o difeso: dal Teatrofficina Refugio all’ex Caserma, dal Centro politico 1921 al Chico Malo.
Il motivo? «Lo striscione – spiega Giovanni Ceraolo – aveva già generato l'effetto che volevamo: è servito a creare un dibattito cittadino e non solo su ciò che sta avvenendo a Gaza». «La nostra posizione – ribadisce – è chiara, non siamo equidistanti. Quello era uno striscione messo per Effetto Venezia, aveva poco senso che restasse lì a oltranza, quando la palla doveva passare alla politica, con una presa di posizione chiara». «Non ci è piaciuto – chiosa – il fatto che sia stata ritirata la mozione sul gemellaggio con Gaza dal gruppo in Comune del M5S». «Tutti – aggiunge – devono avere il coraggio di prendere una posizione chiara su ciò che sta avvenendo, posizione che secondo noi non può essere di equidistanza». Detto questo, «non volevamo che la questione dello striscione diventasse solo polemica giornalistica o gossip politico, avevamo già centrato il segno». E conclude: «Non abbiamo ricevuto pressioni, la decisione è nostra».
Ieri mattina in prefettura il comitato per l’ordine pubblico, che riunisce i rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell’ordine, era stato convocato proprio per discutere (per la terza volta) il “caso striscione”. Al termine della delicata riunione, dal Palazzo del Governo non avevano voluto rilasciare dichiarazioni. Ma lo striscione non era stato rimosso. Segno che l'autorità giudiziaria non aveva ravvisato ipotesi di reato e che lo stesso comitato riunito in prefettura non aveva ritenuto che ci fossero problemi per l'ordine e per la sicurezza pubblica.
E alla fine, anche il comportamento prudente di forze dell’ordine e istituzioni (si sa che anche il sindaco è passato dagli scali del Refugio nel pomeriggio) ha dato i suoi risultati: lo striscione è stato tolto senza che ci siano stati problemi.
Per Nogarin è l’uscita dal vortice delle polemiche (ieri ha voluto dire la sua anche l’ex ministro Mara Carfagna) che nel pomeriggio lo avevano spinto a chiarire la propria posizione. «Constato con amarezza – si legge nella sua nota – come le mie frasi, le mie considerazioni riguardo al caso striscione siano state in alcuni casi manipolate e strumentalizzate». Poi, nel merito: «Non intendo sottovalutare che la sensibilità della comunità ebraica livornese, di quella nazionale e della stessa ambasciata israeliana siano state ferite dal messaggio forte, violento e volutamente provocatorio contenuto nello striscione. Comprendo bene come “genocidio” sia un termine stridente per il popolo che ha vissuto l'Olocausto. E comprendo pure che definire Israele terrorista sia un’altra affermazione violenta, perché l'accusa finisce per essere rivolta verso un intero paese, un intero popolo».
Ma «ritengo al tempo stesso che siano comprensibili, anche se non giustificabili, le ragioni di chi, con questo gesto, intende gridare il proprio sdegno per un eccidio del quale fa le spese la popolazione civile, destinata a vivere nel terrore in quella gabbia che è divenuta la striscia di Gaza. Per la differenza di forze in campo, non ci si può che appellare allo Stato di Israele per un cessate il fuoco capace di riaprire il dialogo, anche perché il partito di Hamas, che governa Gaza, è un regime terroristico». Alla fine cita Gandhi («Occhio per occhio e il mondo diventò cieco, dobbiamo dare tutti un contributo per fermare questa folle spirale di violenza») e prova a uscirne così: «Una città di tradizione democratica e solidale come Livorno è capace di trarre del buono da questa situazione, e a mio modo di vedere potrebbe promuovere l'incontro tra due visioni storicamente contrapposte pro Israele e pro Palestina (ma non pro Hamas), ma che alla fine sono accomunate dalla sola ipotesi possibile, quella dei due popoli due stati».
È chiaro che Nogarin si trovava tra due fuochi: da una parte la comunità ebraica e i riflettori nazionali, dall’altra una parte di quella sinistra che, con mille sfaccettature, lo ha sostenuto anche in campagna elettorale e non ha gradito il dietrofront dei 5 Stelle sull’annunciato gemellaggio. «Ma sul gemellaggio – controbatte – non c’è stato alcun passo indietro, nessuna frenata o veto, ma solo la volontà di gestirlo attraverso il comitato di gemellaggio cittadino che presto costituiremo». «In consiglio comunale – sostiene – abbiamo dato comunque il segnale di perseguire con convinzione in questo percorso, aderendo alla Rete EuroGaza promossa dal Comune di Torino».(j.g.)
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